Translate
mercoledì 20 dicembre 2017
venerdì 8 dicembre 2017
martedì 5 dicembre 2017
Caffè Letterario. Con gli occhi del mondo
“Quando
si è anziani, si ha più tempo da dedicare alla lettura, ad attività
ricreative e soprattutto si ha più tempo
per condividere le nostre esperienze così come il Centro sta facendo con le sue numerose iniziative.
Il
Caffè letterario è diventato ormai un appuntamento importante che ha avuto il
merito di promuovere conversazioni su tanti romanzi della letteratura mondiale
e ci ha fatto conoscere tanti luoghi ed artisti di particolare interesse”
Ha
aperto così la sesta giornata del Caffè Letterario il presidente del Centro
Sociale Anziani di Cetraro Fausto Gallo.
La
serata è stata coordinata da Vittoria Colistra, che ha ripercorso i punti
salienti del romanzo La luna e i falò
di Cesare Pavese, oggetto della conversazione letteraria, animata da Gaetano
Bencivinni.
“Il
romanzo, ha detto Colistra, ha come sfondo le macerie del dopoguerra, del
conflitto tra partigiani e fascisti e, come tema centrale, il tema del ritorno.
Il protagonista, emigrato negli Stati Uniti, anche se ha fatto fortuna, sente
che quelle stelle non sono le sue e torna alla ricerca della propria identità,
di se stesso, dei luoghi mitici dell’infanzia, di ciò che il ricordo ha
cristallizzato, per attingere la forza di vivere il presente e avere
consapevolezza del futuro. Ma il ritorno è amaro, il mondo della sua infanzia
non esiste più. Nelle Langhe, pur essendo tutto uguale, alla fine niente è
uguale ed egli vive un senso di infinito sconforto nel mancato riallineamento
del ricordo con la realtà”.
Bencivinni
ha ripercorso gli aspetti significativi del romanzo, sottolineando l’attualità
dell’opera letteraria di Pavese, puntando i riflettori sul rapporto tra globale
e locale, “che costituisce il tratto distintivo del messaggio artistico dello scrittore
piemontese, che ha avuto il merito di anticipare la contraddizione strutturale
della realtà contemporanea, segnata dalla transizione dalla società
agricola alla società industriale, che si presentava all’orizzonte.
“L’attualità
del romanzo, ha sottolineato Bencivinni, è costituita dal rapporto tra locale e
globale, che attraversa il costante colloquio tra due protagonisti maschili.
Nuto crede alla luna e ai falò e rimane legato alla civiltà contadina dove le
superstizioni buone non arrecano danni a nessuno. Anguilla invece non crede più
alla luna e torna alle radici per capire il presente e per costruire il futuro.
La luna e i
falò, pubblicato
nel 1950, si colloca tra la letteratura partigiana e la letteratura
industriale, che a breve si affermerà con La
speculazione edilizia di Italo Calvino,
Il memoriale di Paolo Volponi, La
chiave a Stella di Primo Levi”.
Nel corso della serata sono stati
significativi i contributi apportati dal primo cittadino Angelo Aita, dal vicesindaco
Fabio Angilica, dall’assessore al bilancio Mariella Aita, dal presidente della
Pro loco Ciro Visca e dalla portavoce del Centro Rosa Randazzo.
“Ero fermo all’interpretazione classica del
romanzo di Pavese, ha detto Angelo Aita, basata sull’intreccio tra mito,
ricordo e realtà. Ho seguito con interesse l’interpretazione innovativa che ha
proposto Bencivinni sulla opportunità di rileggere La luna e i falò con gli occhi del mondo e con la nuova prospettiva
della dialettica tra globale e locale”.
Sulla stessa lunghezza d’onda l’intervento di
Fabio Angilica, che ha puntato il dito sulla efficacia della visione della
realtà locale con l’ottica globale al fine di superare i localismi e gli
orizzonti culturali angusti. “Le nostre scelte amministrative stanno procedendo
lungo questa direzione, che spinge lo sguardo oltre il perimetro angusto del
paese, per allargarne i confini con contenuti culturali a perimetro globale”.
Mariella Aita ha ribadito l’importanza degli
eventi culturali, che certamente contribuiscono a far cresce la comunità. In
particolare, ha apprezzato il taglio del Caffè Letterario e ha largamente
condiviso il contributo che Angilica ha dato alla conversazione, recuperando la
centralità della dialettica tra locale e globale.
Ciro Visca ha spostato la discussione sulle
vicende biografiche dello scrittore piemontese, sottoponendo all’attenzione il
significato del suicidio, i contraccolpi negativi prodotti nella letteratura
dalla scomparsa prematura di un autore così creativo, ha ribadito la necessità
di una riflessione approfondita sul significato dell’esistenza e sul ruolo
della letteratura nel processo di formazione delle nuove generazioni, che
purtroppo non partecipano alle iniziative organizzate a Cetraro dalle associazioni”.
Rosa Randazzo, partendo dal sottotitolo del
romanzo, costituito dalla celebre espressione shakespeariana “ Ripeness is all”
(La maturità è tutto), ha riportato il confronto sulla interpretazione del
romanzo, volta a privilegiare la rivisitazione della esperienza vissuta nel
paese con la maturità acquisita attraverso le conoscenze derivanti sia dal
percorso di crescita personale sia dalle esperienze acquisite nel confronto con
le altre culture. Con gli occhi della maturità anche gli angoli più sperduti
del paese si rivedono in modo diverso e più approfonditi.
Fausto Gallo ha concluso la serata sottolineando la presenza degli
amministratori comunali e del consigliere Carmine Quercia.
Il prossimo appuntamento è fissato per l’11 dicembre con la
seconda parte di Palazzi e gente di
Cetraro, che sarà curata da Carlo Andreoli.
lunedì 4 dicembre 2017
venerdì 1 dicembre 2017
Con gli occhi del mondo
La transizione dalla società agricola alla
società industriale, che si comincia a delineare all’orizzonte, le macerie del
dopoguerra, la memoria ancora viva del conflitto tra partigiani e fascisti, la
fuga di Anguilla in America per evitare il carcere fascista, il suo ritorno
dopo venti anni in Piemonte alla ricerca delle radici e per rivedere i luoghi
della sua adolescenza con gli occhi del mondo.
Sono questi i temi salienti del romanzo La
luna e i falò di Cesare Pavese, autore inquieto, aggrappato alla
letteratura per difendersi dalle offese della vita.
L’attualità del romanzo è costituita dal
rapporto tra locale e globale, che attraversa il costante colloquio tra due
protagonisti maschili. Nuto crede alla luna e ai falò e rimane legato alla
civiltà contadina dove le superstizioni buone non arrecano danni a nessuno.
Anguilla invece non crede più alla luna e torna alle radici per capire il
presente e per costruire il futuro.
La luna e i
falò, pubblicato
nel 1950, si colloca tra la letteratura partigiana e la letteratura
industriale, che a breve si affermerà con La
speculazione edilizia di Italo Calvino,
Il memoriale di Paolo Volponi, La
chiave a Stella di Primo Levi.
GaetanoBencivinni
martedì 28 novembre 2017
Una incessante ricerca di significato
Al Centro Sociale Anziani di Cetraro
prolusione dell’architetto Carlo Andreoli su Palazzi e gente di Cetraro
Nell’ambito della sesta edizione del Caffè
Letterario l’architetto Carlo Andreoli, illustre amante dell’Arte e della
Storia ha tenuto una prolusione, arricchita da immagini, faticosamente reperite, su palazzi e gente di Cetraro.
L’architetto ci spinge ad osservare,
riscoprire ed esplorare piazze, palazzi, scorci
famosi e angoli riposti della nostra città. Ci spiega il loro senso, la
loro valenza storica, artistica e culturale e, non solo, ne dispiega la
relazione con la vita quotidiana di chi in
quei luoghi è vissuto e vive.
“Luoghi e palazzi, afferma il presidente del
Centro Fausto Gallo, che, soprattutto i giovani
non conoscono, abituati come sono a guardare davanti a sé e a non alzare gli
occhi verso l’alto. Anche per noi adulti ormai fanno parte del paesaggio e non
ci soffermiamo più a guardarli. Eppure costituiscono il nostro patrimonio
culturale insieme alle nostre chiese, ai nostri vicoli, alle case della nostra
gente più umile.” Il presidente del Centro ringrazia
“l’architetto Andreoli sempre disponibile a condividere il frutto dei suoi studi. Da vero studioso sa
che il sapere condiviso porta frutti, il sapere chiuso in sé rimane sterile
erudizione”.
Luoghi che ci aiutano a riscoprire le radici
su cui si fonda il nostro presente e solide
basi culturali su cui si progetta
il futuro, ha detto col suo consueto
garbo la coordinatrice della serata professoressa Vittoria Colistra.
Argomento centrale della prolusione palazzi e
gente della zona “ della Porta di Basso” che avvolgono come in un abbraccio
Piazza Giovanni Losardo, fuori dagli
itinerari abituali, luoghi che meritano di essere meglio conosciuti e meglio
apprezzati. Angoli tra i più
suggestivi e pittoreschi e più ricchi di storia.
Andreoli salva
dall’oblio cocci di storia e di umanità che inesorabilmente il tempo spezza e
rende polvere.
Ci rivela,
ad esempio, il senso delle due
finestrelle appaiate che si affacciano sulla piazza o il senso dei due gradoni
che verso di essa degradano.
Le une punto
di avvistamento di chi sovrintendeva alla Porta di Basso, gli altri resti della
Chiesa della Santissima Trinità, in un
certo senso cappella dell’ospedale- ostello dei pellegrini, fondato nel
1582 dal venerabile fra Albenzio Rossi. L’ostello era situato fuori dalla porta
che a sera veniva chiusa. All’interno
sicurezza e calore, all’esterno l’addiaccio.
Su fra Albenzo Rossi numerose
le pubblicazioni dello stesso architetto.
Ci conduce per mano, l’architetto, attraverso
via Santa Croce che da zona Porta di Basso, si snoda sinuosa fino alla
“Sentinella”, la cappellina a guardia della ‘nzilica, la scalinata che porta
alla Marina. All’interno un rudimentale Calvario tracciato da mano devota sulla
nuda parete, che doveva originariamente ospitare una statua o un dipinto.
Attraversiamo l’arco di Porta di Basso ed
entriamo nel vico Gineca che immette in un quartiere, prima popolato, in cui
si svolgeva un sistema di vita basato sulla solidarietà sociale, sullo scambio
di piccole come di grandi cose.
Luogo di accesso ad una via che, sinuosa, riconduce velocemente alla Porta di
Sopra.
Su vie e piazze si affacciano palazzi e
giardini che diventano una incessante ricerca di significato al confine tra
estetica, natura e cultura.
Giardini che, sostiene Andreoli, dovrebbero essere recuperati e restaurati
perché, come il giardino di palazzo De Caro, contengono piante autoctone,
rarità tipiche della Cetraro del Novecento.
Ed ecco che prendono vita personaggi più o
meno conosciuti che in quei palazzi sono vissuti. Ritratti, anche preziosi, che Andreoli ha
recuperato a fatica.
Don Luigi Losardo, segretario comunale
vissuto a Napoli, uno dei tre fondatori di Cetraro Nova, figura di punta
dell’intellighenzia della Cetraro di allora, curatore della traduzione degli
Statuti Cetraresi.
Giovanni Losardo ritratto con il padre al
Castelluzzo, oggi proprietà della famiglia del compianto Bruno Picarelli,
figlio di Rosina Losardo, sorella di Giuseppe Losardo. Questi fu autore di una singolare iniziativa:
il progetto di una “bigattiera”, uno stabilimento per la lavorazione
artigianale della seta (1925).
Don Ferdinando Losardo, personalità
carismatica, prelato ed economo della chiesa matrice di San Benedetto. Di lui ci
racconta che fu protagonista di una strana vicenda. Una sera del Giovedì Santo
del 1890, mentre si trovava in chiesa a pregare insieme a don Ferdinando
Cerbelli, vide entrare in un confessionale la figura di don Vito Occhiuzzi,
morto qualche decennio prima. Dopo un po’, uscito fuori, mormora qualcosa
all’orecchio di uno dei pochi fedeli che sui banchi della chiesa si erano
appisolati. Allora don Ferdinando, intimorito, dice ai fedeli:-Svegliatevi! Uno
di essi risponde: - Abbiamo parlato con don Vito Occhiuzzi. “Voi avete parlato.
Io l’ho visto”. Storia o leggenda?
Rosalbino De Caro, figura di pittore e scultore di notevole interesse e consulente storico della diocesi di San Marco
Argentano. Di pregevole valore il suo
autoritratto insieme alla figlia in vestito alla marinaretta. E’ suo il Cristo Crocifisso in legno
che si trova in San Martino di Finita, commissionatogli da don Eugenio
Occhiuzzi.
Attilio De Caro, figura di spicco della vita
politica e culturale della provincia di Cosenza. Cofondatore di Cetraro Nova
(1909). Da consigliere provinciale promosse la costruzione del porto di
Cetraro. Negli anni Trenta fu presidente della Cassa di Risparmio di Calabria e
Lucania. Fu lui a proferire il discorso di accoglienza dei Padri Pallottini
giunti a Cetraro nel 1947.
Singolare
il portale del monumentale palazzo De Caro, che si affaccia su Piazza
Losardo, già Largo Porta di Basso. Al centro lo stemma di famiglia, al lato
sinistro due colonne, una di stile ionico, l’altra sormontata da due mascheroni
con la bocca aperta. Forse due caccia acqua.
Diego De Caro junior, psichiatra, autore del
corposo volume La psichiatria attraverso i secoli edito da Idelson
nel 1997.
Il vicesindaco Fabio Angilica, infine, ha sottolineato compiaciuto i meriti della
prolusione di Carlo Andreoli che con grande perizia ha ricostruito momenti
culturali di particolare pregio che hanno caratterizzato la vita di Cetraro. Angilica ha sottolineato che la prolusione ha
avuto il merito di ripercorrere le tappe significative degli incontri culturali
promossi dalle amministrazioni comunali per valorizzare il patrimonio culturale
cetrarese.
Due fra tutti l’iniziativa che si è tenuta in
Campidoglio il 31 gennaio 2012 sulla figura di fra Albenzio Rossi, venerato
anche nella città di Roma, e il ritorno a Cetraro il 4 giugno 2011 della
preziosa icona bizantina di Maria che fra Albenzio aveva riportato dalla Terra
Santa e che teneva sempre con sé. Oggi l’icona, incoronata da due papi, è custodita nella parrocchia di Santa Maria delle Grazie in
Roma.
Commovente
ed apprezzata con un caldo applauso la presenza della decana del Centro,
Giovannina Pepe, sempre presente alle iniziative sociali e culturali degli
anziani.
Rosa
Randazzo
lunedì 27 novembre 2017
Iscriviti a:
Post
(
Atom
)















