Translate

giovedì 23 luglio 2015

Le immagini della memoria

Presentazione del libro Il dopoguerra nella Riviera dei cedri

Il dopoguerra nella Riviera dei cedri del prof. Ciro Cosenza è il racconto di grandi eventi storici e di cambiamenti epocali così come sono stati vissuti a Cetraro, con qualche puntata veloce in altri paesi della Riviera dei cedri. Cambiamenti epocali: la fine della seconda guerra mondiale, il passaggio dalla monarchia alla repubblica, dalla dittatura alla democrazia.
Ho adoperato il termine racconto non a caso, perché, come per gli altri testi dell’autore, non si tratta di asettica esposizione di fatti passati, ma di un insieme di memoria, stati d’animo, speranze, delusioni,desideri, passioni,  insomma di quell’insieme di tante cose di cui è fatta una città, grande o piccola che sia, di cui è fatta una porzione di microstoria.
E’ un ulteriore libro dell’autore su questa porzione di terra di Calabria. Non teme egli che “le immagini della memoria, una volta fissate con le parole si cancellino”. E’ il timore che Marco Polo nelle Città invisibili di Italo Calvino, esprime al Kublai Kan che gli chiede perché nelle sue relazioni di viaggio non parli mai della sua città, Venezia. Temo, risponde appunto Marco Polo  che “le immagini della memoria una volta fissate con le parole si cancellino”.
L’autore non ha di questi timori. Sa, da docente, che  è quanto mai importante oggi riproporre il passato alle nuove generazioni che, immerse nella dilatazione del presente, sono poco predisposte a misurarsi con il passato, che invece rappresenta il lievito indispensabile per costruire progetti di vita proiettati verso il futuro.
 E il passato “è contenuto dalla città come le linee di una mano, scritto negli spigoli delle vie…” ( Calvino), negli scalini della case del centro storico, nel Ritiro ricostruito, nel Monumento ai caduti spostato ma ancora esistente, nel porticato della piazza centrale, nella navata centrale della chiesa di San Benedetto, nell’arenile dove si disputavano le partite di pallone, nei tanti luoghi citati dall’autore che acquistano così nuovi e più profondi significati.
Chiaro emerge l’amore dell’autore per Cetraro, la sua città , “la città nativa del suo spirito” . La città  in cui ha scoperto insieme ad altri ragazzini il mondo degli adulti .
Aprono il volume due immagini significative: la 26° divisione tedesca, panzer granatieri, si ritira verso il Nord e lascia la punta dello stivale; le divisioni anglo-americane risalgono rapidamente la punta dello stivale.  Scivolano via come due serpenti  e  lasciano dietro di sé una scia a dir poco inquietante.
E’ lo scenario che si apre davanti agli occhi di un gruppo di ragazzini che ritornano  in paese dallo sfollamento e che, vissuti i disagi della guerra, le bombe, la fame “vengono restituiti  alla spensieratezza e insieme scoprono il calcio, l’altro sesso, il dramma dell’emigrazione, insomma il mondo degli adulti”.
Assistono dal loro consueto luogo di incontro-rifugio, il Monumento ai caduti della grande guerra,  al ritorno dei reduci, alla loro delusione.  I luoghi della loro spensieratezza, le panchine di pietra della piazza, sono occupati da uomini scamiciati e scalzi che attendono qualche ora di lavoro. Le donne sono gettate sugli scalini delle case che prima della guerra avevano ospitato il loro allegro cicaleccio .. I negozi sono vuote spelonche, il paese è  immerso nel buio.
Assistono dal loro consueto luogo di incontro-rifugio  alla ricostruzione o meglio alla costruzione del loro paese, sottolinea l’autore.
La vita riprende lentamente. Si sente il bisogno di stare insieme. Qualche bollente giovanotto porta la serenata alla sua bella, viene celebrato qualche matrimonio con lancio dei cannellini, riprendono i giochi nelle strade e fra i ruderi del Ritiro semidistrutto da una bomba, riprendono le comunicazioni ferroviarie da e per Napoli. Gli alleati distribuiscono carne in scatola, margarina e zucchero in zollette, le famiglie si attrezzano di pollaio, conigliera o piccionaia in terrazza. Arrivano le caramelle col buco e le chewing-gum che non ci hanno più abbandonato e le sigarette buone, le Camel, le Chesterfield, le Luky Strike. Riprendono l’attività dei partiti e i comizi elettorali. Si avviano alcune attività commerciali, qualche fabbrica di bibite gasate, qualcuna di salagione. A Cetraro si tiene il mercato della domenica, fiore all’occhiello della città di Cetra.  Sorge un vero e proprio polo industriale tessile nel Tirreno cosentino. Si ricomincia a leggere ciò che piace .
Dalle nuvolette dell’ Intrepido i ragazzini apprendono sgomenti gli orrori dell’occupazione tedesca nell’Italia settentrionale, le persecuzioni degli Ebrei, le deportazioni, i forni crematori …
Sono  Turo, Renato,Lillino, Egidio, Meduzzo, Rolando, Franco, Ciccillino, Ndoniello, Romano, Ciccio. Sembra la formazione di una squadra di calcio. Non sembra, è . Si tratta dell’Invicta, la prima squadra di ragazzini del dopoguerra, che, “danno un calcio ad un pallone per ricominciare” come recita il sottotitolo del volume.
Poi  Saro, Giannino ed altri di cui l’autore non dice i cognomi, perché sono ragazzini del Sud, ragazzini- simbolo di un’epoca di rinascita.
Ritornano il calcio, diciamo così, locale, il calcio federale con le prime partite di campionato. Nasce  la società sportiva Antica Lampetia. Proprio il calcio procura all’autore la prima grande delusione. Alla prima festa di san Francesco di Paola, cui aveva partecipato insieme al padre,  era stata inserita nei programmi dei festeggiamenti una partita di calcio tra la Paolana e il Cosenza che militava in serie B. L’autore  “ vide ,e gli fece impressione, il portiere Antonio Caldiero  e a centro campo nel ruolo di regista Carlo Lucibello,già centromediano metodista, con i colori di una squadra , la Paolana, che tante volte aveva giocato contro il Cetraro”. La prima delusione di un bimbo di 8 anni.  
Tante le figure che emergono  nette dal racconto. Di tante ascolteremo dall’autore. Di due voglio parlare io.
 Di Franchino, quel ragazzino che teme  che la sua casa possa saltare in aria da un momento all’altro, poiché gli artificieri non riescono a disinnescare la bomba che era caduta nei pressi di casa sua. Franchino si rifugia dietro il Monumento ai  caduti, porta con sé i suoi tesori: un vecchio sussidiario, alcuni giornalini di Fulmine, lo strummolo e la gugliata. Quali tesori porterebbe con sé un ragazzino del nostro tempo? La risposta è scontata: il cellulare.
Di don Antonio De Giacomo, parroco di San Benedetto, che piange nel cantare il Te Deum laudamus di ringraziamento alla notizia della fine della guerra, mentre le donne in ginocchio vanno verso l’altare lungo la navata centrale della chiesa. 
Delle sue lacrime di commozione paterna, quando la notte del primo Natale dopo la guerra vede che al suono dei tamburelli i reduci con le loro famiglie danzano e cantano all’interno della Chiesa madre.  
Gli argomenti  affrontati sono talmente tanti che ho avuto difficoltà a focalizzarli tutti.   
Ci rimettiamo alla grande capacità affabulatoria dell’autore che, mi auguro, voglia ricostruire per noi l’atmosfera di quell’importante periodo storico, che ha riproposto nel volume con la nostalgia e con  la passione di chi ha vissuto personalmente quei momenti importanti  della storia locale intrecciata con la macrostoria.

Rosa Randazzo                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                         

martedì 21 luglio 2015

In via di pubblicazione Il canto delle sirene





In via di pubblicazione il nuovo volume di Gaetano Bencivinni, in vista della IV edizione del Caffè Letterario che si terrà tra novembre e dicembre di quest'anno al Centro sociale anziani di Cetraro.
Il volume è dedicato alla memoria di Bruno Picarelli e Luigi Leporini.

lunedì 20 luglio 2015

La parola salva la vita

Finisce nelle acque del Mediterraneo il sogno dell’atleta somala Samia, protagonista del romanzo Non dirmi che hai paura dello scrittore Giuseppe Catozzella.
Una storia drammatica, che l’autore racconta in modo coinvolgente e con un linguaggio realistico ed efficace.
L’espediente letterario, adottato dall’autore, è costituito dalla narrazione in prima persona della protagonista. Tecnica questa che trasmette al lettore l’idea che tutto possa chiudersi con un lieto fine. Anche quando Samia si ritrova nelle acque del Mediterraneo, l’autore sfuma la tragedia immaginando una mano che trasporta Samia verso la nave italiana e quindi verso la salvezza. Lampedusa, Roma, Londra, la partecipazione immaginaria alle Olimpiadi di Londra.
Nel romanzo la realtà supera la fantasia. Tutto si svolge a Mogadiscio nella prima parte del romanzo, che descrive l’entusiasmo di Samia, animata dai suoi sogni e dalla sua insopprimibile voglia di libertà, di correre e di vincere. Si allena in condizioni disperate in un contesto di guerra continua, nelle strade polverose di Mogadiscio, costretta ad allenarsi col Burqa e con la minaccia incombente e costante degli integralisti islamici.
Il suo amico fraterno d’infanzia Alì la incoraggia, la sostiene e le fa persino da allenatore. Il talento di Samia, spesso denutrita, cresciuta in una condizione di miseria assoluta, le consente tuttavia di vincere tutte le gare in Somalia e di partecipare persino alle Olimpiadi del 2008 in Cina, dove arriva ultima nella gara dei 200 metri, anche se ha la grande soddisfazione di essere vista da 1 miliardo di telespettatori.
L’assassinio del padre da parte dei terroristi, l’adesione di Alì all’integralismo islamico, la fuga della sorella Odan, che riesce a raggiungere la Finlandia, le tante difficoltà incontrate in Somalia, che le impediscono di realizzare il suo sogno di correre e di partecipare alle Olimpiadi di Londra, la inducono a compiere la coraggiosa scelta del viaggio infernale attraverso il deserto del Sahara, da Addis Abeba a Khartoum sino a Tripoli.
Nelle mani di perfidi trafficanti, spesso costretta a viaggiare in condizioni disumane in Jeep e container, vive il dramma del doppio tentativo di raggiungere Lampedusa: la prima volta il gommone va in avaria dopo tre ore, la seconda volta l’imbarcazione con trecento profughi a bordo si ferma a qualche ora da Lampedusa.
Alla vista di una nave italiana Samia compie il folle gesto di tuffarsi per tentare di raggiungere la nave e con essa la realizzazione dei suoi sogni.
Il romanzo ha il merito di raccontare una storia vera, ricostruita con grande maestria ed abilità dall’autore che senza retorica e senza sentimentalismi, offre al lettore i sentimenti, le passioni, i sogni, la voglia di libertà di una atleta somala, che è riuscita a superare il viaggio infernale, che l’ha trasformata in una clandestina e, come dicevano i trafficanti, persino in un animale da bastonare. In quella drammatica situazione, il suo spirito guerriero e la voglia di vincere la sua battaglia sono riusciti  a mantenerla in vita.
Catozzella riesce con la sua parola e con la sua trasfigurazione artistica a dare vita ai sogni, ai sentimenti e alle passioni di Samia, che continua a vivere con noi con i suoi sogni, la sua voglia di libertà, la sua passione di correre e di vincere.


Gaetano Bencivinni  

giovedì 16 luglio 2015

Il malcapitato

Interrogato dal commissario e dal questore, l’uomo della Volvo, che si era spontaneamente recato al posto di polizia per testimoniare, viene trattenuto in carcere in attesa che si faccia chiarezza sull’omicidio del capostazione di Monterosso.
Un treno fermo  a poche centinaia di metri dalla stazione. Un semaforo che rimane rosso per oltre mezz’ora. Il capotreno chiede all’uomo della Volvo, che si trova a passare per caso, di recarsi alla vicina stazione per verificare le ragioni dell’inspiegabile prolungarsi del semaforo rosso.
L’uomo della Volvo riferisce al presunto capostazione quanto gli era stato chiesto dal capotreno e riprende la sua corsa verso casa per un’altra strada. Tutto qui.
Quando finalmente la sua posizione viene definitivamente chiarita, l’uomo della Volvo esce dal carcere ed incontra padre Cricco, un volto noto. Ha un attimo di esitazione. Quel volto è quello del presunto capostazione. Dunque il vero assassino è il prete. Vorrebbe tornare indietro per smascherare padre Cricco. Ci ripensa e preferisce tacere per non rimettersi nei guai.
Questo episodio fa parte della trama narrativa del romanzo Una storia semplice di Leonardo Sciascia in cui l’autore manifesta tutta la sua amarezza per i tanti buchi della Giustizia e per le inadeguatezze dello Stato, che spesso inducono i cittadini a scegliere la via del disimpegno.
Il quadro che l’autore fornisce sulla funzionalità degli apparati statali in Sicilia è allarmante: il commissario è coinvolto con le cosche mafiose, il procuratore della Repubblica è un perfetto idiota, padre Cricco è un assassino.
Al professor Franzò, alter ego di Sciascia, non rimane che pronunciare questa amara considerazione: in Sicilia non è la speranza l’ultima a morire, ma è il morire l’ultima speranza.


Gaetano Bencivinni

domenica 12 luglio 2015

Un magistrato corrotto

Legalità, giustizia, regole processuali, danno sostanziale. Su questi temi lo scrittore Gianrico Carofiglio costruisce la narrazione del romanzo La regola dell’equilibrio, che ha come protagonista Pierluigi Larocca, un magistrato ambizioso, abituato a primeggiare, che elabora una bizzarra teoria secondo cui la violazione delle regole non si può configurare come reato se non c’è danno sostanziale.
Divenuto magistrato all’età di ventiquattro anni, Larocca accumula però progressivamente, nel corso della sua attività di Presidente del Tribunale del riesame, una rabbia nascosta dovuta al fatto che non accetta che professionisti mediocri siano riusciti a guadagnare molto di più di quanto abitualmente guadagna un magistrato. Da qui nasce la sua strana teoria, che lo spinge ad accettare regali da parte di avvocati mediocri, che aiuta nella difesa dei clienti da lui ritenuti innocenti.
Larocca rispetta le regole di procedura, non fa nessuna forzatura illegittima, si limita semplicemente a garantire la corretta formalizzazione delle procedure e proprio per questo si considera al di fuori di ogni possibile accusa di corruzione.
Le sue vicende precipitano nel momento in cui il pentito Capodacqua lo accusa di corruzione  e Larocca dà mandato per la sua difesa al noto avvocato Guido Guerrieri, protagonista dei romanzi di Carofiglio.
Il romanzo ruota intorno a questa questione cruciale che riguarda l’amministrazione della giustizia e la correttezza o meno della magistratura.
Larocca, brillante oratore, si fa apprezzare per la sua straordinaria conoscenza del diritto al punto da essere considerato un vero e proprio pozzo di scienza. Nel suo mirino finiscono i falsi moralisti, che si permettono di giudicare e di guardare dall’alto in basso chi, come lui, viola le regole senza però produrre danno sostanziale ad altri.
La verità è che, nel giro di pochi anni, questa sua bizzarra teoria gli consente di farsi un conto in Svizzera particolarmente robusto e tale da soddisfare le sue ambizioni di ricchezza.
Mentire a se stesso significa perdere di vista la verità.
Quando Guerrieri, grazie alla preziosa collaborazione dell’investigatrice privata Annapaola, scopre le magagne del suo assistito, non esita a rinunciare al mandato, perché considera immorale contribuire a far assolvere un magistrato corrotto.
Annapaola, personaggio femminile interessante, richiama Lisbeth Salander, straordinaria protagonista della trilogia Millennium dello scrittore svedese Stieg Larsson.


Gaetano Bencivinni 

venerdì 10 luglio 2015

La festa di Clarissa

La morte è una sfida. La morte è un tentativo di comunicazione, poiché gli uomini avvertono l’impossibilità di raggiungere quella mistica meta che sentono sfuggire. Ciò che è vicino si allontana. L’estasi svanisce e si rimane soli.
Un giovane si era ucciso. Si era buttato dalla finestra. Aveva fatto la guerra. Le voci del suo amico, morto nella Grande guerra, risuonano nella sua mente malata.
Le vicende del folle Septimus e della moglie Lucrezia si intrecciano con la storia sentimentale di Peter Walsh e di Clarissa Dalloway, protagonisti del romanzo La signora Dalloway della scrittrice inglese Virginia Woolf.
Amore e morte, conversione e filantropia, ipocrisia e snobismo, emigrazione e Grande guerra sono gli ingredienti della struttura narrativa del romanzo, che trasporta il lettore nella società salottiera londinese dove l’aristocratica Clarissa organizza una grande festa a cui parteciperà persino il primo ministro.
Clarissa donna amante del successo, immersa nelle apparenze del trionfo, ha condiviso la sua giovinezza con Peter, ma ha sposato il potente politico Richard, che le consente di condurre una vita sfarzosa, di dare grandi feste, di coltivare rapporti con la crema sociale londinese.
Peter, innamorato di Clarissa, emigra deluso in India e lì conduce una vita originale, ma fallimentare e senza prospettive.
La scrittrice racconta le vicende con un linguaggio colto, raffinato e ricco di significati simbolici. Un romanzo profondo, che richiede particolare attenzione e che va letto con grande spirito di meditazione.
La pazzia di Septimus, la frivolezza della società londinese, la morte e la vita gioiosa si incontrano ed entrano in conflitto.  Tutto si ritrova nella festa di Clarissa dove c’è posto anche per Peter, rientrato dopo circa un ventennio dall’India, che così ha modo di contemplare la sua Clarissa, di cui è ancora profondamente innamorato.


Gaetano Bencivinni

sabato 4 luglio 2015

Il sottosuolo sociale

Colori di luoghi selvaggi, dolori di contadini, anneriti dal sole. Ignoranza e malaria, superstizione e malocchio. Storie di streghe, di folletti, di briganti.
Il romanzo Cristo si è fermato a Eboli di Carlo Levi trasforma la Lucania in simbolo del sottosuolo sociale dell’Italia fascista, stretta tra i conflitti mondiali, svilita dall’emigrazione, alle prese con la questione meridionale e la riforma agraria.
Lo scrittore piemontese descrive con crudezza e realismo il mondo contadino, immobile, fuori dalla storia della civiltà, totalmente immerso nel fatalismo e nella rassegnazione.
Umili, miserabili, vinti ed emarginati finiscono spesso nelle pagine di grandi scrittori come Manzoni, Hugo, Verga, Levi.
Il sottosuolo sociale è la faccia oscura del progresso, l’inferno dei viventi, che marciscono nelle stive di barconi, che soffrono nei ghetti urbani, che subiscono i fulmini della maledizione di Caino.
Sull’ignoranza e sulla miseria, sulle tenebrose caverne del male e sul sottosuolo sociale lo scrittore francese Victor Hugo scrive pagine memorabili nel suo monumentale romanzo I miserabili.


Gaetano Bencivinni