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martedì 25 febbraio 2014

Cetraro ricorda Militerni


Come già annunciato su queste colonne, si è costituito, per iniziativa dell’Amministrazione Comunale e del Consiglio pastorale della Chiesa madre di San Benedetto, presieduto da don Ennio Stamile, un Comitato scientifico che dovrà predisporre il programma delle attività da organizzare per celebrare degnamente il primo centenario della nascita del Senatore Giuseppe Mario Militerni. Sono stato indegnamente chiamato a farne parte come suo umilissimo allievo e collaboratore ancora superstite.
Nella prima riunione del Comitato è stata condivisa la domanda che sale unanime dalla popolazione perché un tratto dell’attuale lungomare sia intitolato al suo nome sul posto in cui sorgeva una villetta a lui dedicata da amministratori riconoscenti ma subito divorata dalla furia del mare.
Nella seconda riunione tenutasi nei giorni scorsi al Palazzo del Trono sotto la presidenza dell’ing. Fabio Angilica, delegato del Sindaco, il Comitato ha preso atto del consenso che l’iniziativa ha suscitato in tutti gli strati della popolazione, a prescindere da ogni appartenenza politica, nella consapevolezza che l’evento è finalizzato a rendere il giusto riconoscimento a un concittadino che, nella sua breve esistenza, ha dato molto al paese lasciando buona traccia di sé nelle opere e nelle iniziative che hanno segnato la rinascita del nostro paese dalle macerie del secondo conflitto mondiale.


Nella stessa seduta mi è stato assegnato il compito di organizzare una mostra fotografica che dovrà inaugurare, a breve, una serie d’iniziative che si concluderanno il venticinque ottobre in coincidenza del giorno centenario dalla sua nascita.

Faini in visita allo stabilimento di Cetraro

Il compito non è privo di difficoltà sia perché il Senatore Militerni è stato sempre piuttosto schivo e restio a mettere in evidenza la sua persona, sia perché, all’epoca, l’arte e i mezzi fotografici non avevano l’attuale diffusione.
A nome di tutto il Comitato, faccio appello pertanto alla cittadinanza perché chiunque sia in possesso di immagini o documenti che in qualunque modo siano riferibili  alla sua persona e alla sua attività politica, voglia cortesemente metterle a disposizione attraverso il seguente indirizzo di posta elettronica: luigileporini@alice.it .
Un’importante adesione mi è giunta dall’amico Salvatore Iozzi che metterà a disposizione il suo archivio storico da cui sono tratte alcune delle foto contenute in questo comunicato.
Sono certo che Cetraro saprà, in questa circostanza, essere unita e corrispondere all’iniziativa secondo le sue migliori tradizioni millenarie.

Luigi Leporini

 

Agilulfo come Jahvè

Agilulfo è una vuota armatura che si muove per forza di volontà. Un cavaliere inesistente a servizio di Carlo Magno. Un paladino integerrimo, ligio al dovere, totalmente dedito al rispetto delle regole, preciso e rigoroso al punto da suscitare l’invidia degli altri paladini di Francia.
E’ bastato però un piccolo sospetto sul suo operato per inceppare la forza vitale del’armatura, che sarà poi indossata dal giovane paladino Rambaldo.
Agilulfo è senza corpo, non ha desideri, non ha passioni e non può ricambiare l’amore della donna guerriera Bradamante, che finirà tra le braccia di Rambaldo, ingannata dall’armatura di Agilulfo.
Il cavaliere inesistente ricorda il poliziotto Jahvè, personaggio di rilievo del monumentale romanzo I miserabili dello scrittore francese Victor Hugo.
Anche Jahvè, come Agilulfo, è ligio al dovere al punto da preferire il suicidio nelle acque della Senna, piuttosto che vivere con la macchia di aver lasciato libero il forzato Jean Valjean, che gli aveva salvato la vita.
Il cavaliere inesistente di Italo Calvino è un romanzo allegorico e filosofico, che punta i riflettori sul significato dell’esistenza umana.
Per vivere con senso di responsabilità non basta rispettare le regole. Occorre anche sapere che desideri, sogni, passioni, amore ed errori sono il miele dell’esistenza.

Gaetano Bencivinni



lunedì 24 febbraio 2014

Il cannone tuona ancora


Il 27 gennaio al Centro sociale anziani di Cetraro si sono ricordati  i sei milioni di vittime della Shoah. Il 10 febbraio le vittime delle foibe.  Milioni, migliaia. Non importa quanti . Non importa quanti furono annientati, trasfigurati,  barbaramente trucidati, poi bruciati, perché non  restasse traccia dello sterminio. Gli uccisori sapevano quel che facevano e volevano cancellarne le tracce.
Non importa quanti. La vita di ogni uomo, di ciascun uomo è sacra.
E’ sacra la vita di ogni donna, uomo, bambino, disabile, zingaro, slavo, omosessuale trucidato dai nazisti.
E’ sacra la vita di ogni donna, uomo, bambino trucidato dal nazionalcomunismo, come lo definisce uno storico in una vecchia trasmissione di Mixer riproposta al Centro.
Nazismo, nazionalcomunismo. No. Padri di famiglia, madri di famiglia che a casa loro baciavano i loro figli, li curavano, li accarezzavano con amore e di giorno uccidevano. La responsabilità è sempre personale. Sempre si può dire di no. Non è facile,ma si può.
E’ giusto ricordare chi è stato ucciso e chi ha speso la propria vita per salvare dallo sterminio un uomo, pochi uomini, tanti uomini. Anche questo l’obiettivo dell’istituzione del Giorno della memoria.
Certo inorridiamo di fronte a tante scene drammatiche, di fronte a uomini che morivano “per un sì o per un no, come recita Primo Levi in Se questo è un uomo. Inorridiamo e nel contempo sentiamo un disagio profondo. 
Il cannone tuona ancora. La sete di potere, di dominio e di ricchezza o semplicemente l’intolleranza nei riguardi del diverso, la paura del futuro, l’insicurezza uccidono ancora.
Basta ascoltare un telegiornale qualsiasi ed ecco un bombardamento di notizie truculente. Barboni presi a bastonate da individui col volto coperto, perché sanno quello che fanno. Femminicidi, navi della speranza che naufragano nei nostri mari con donne, uomini, bambini. Referendum contro gli immigrati…. Uomini, donne, bambini che muoiono per l’inquinamento dell’ambiente, per i veleni che altri uomini seppelliscono sotto i nostri piedi e nei nostri mari. Ogni tanto uno spot ci invita a donare del denaro per i bambini dei paesi poveri che non possono nutrirsi  abbastanza, non possono curarsi, non possono studiare.
Più difficile ascoltare notizie sulle tante guerre in atto oggi nel mondo. Per questo bisogna andare su Internet. C’è un sito, WarNews, che dà notizie in tempo reale delle guerre e dei motivi delle guerre. Spulciando le notizie si apprende che le guerre in atto sono circa sessanta, sparse in tutti i continenti.  I motivi sempre gli stessi, forti interessi economici , mascherati  da motivi di facciata: guerre tribali, motivi religiosi e altro.
A conclusione della serata Francesca Rennis ha proiettato un video dei ragazzi del  liceo di San Marco Argentano che hanno interpretato in maniera originale la disumanizzazione dell’uomo e delle donne nei campi di sterminio. Ragazzi in cerchio con il volto coperto da maschere tutte uguali, sdraiati per terra . Alzatisi hanno gettato via la maschera e in cerchio con le mani nelle mani del vicino hanno sollevato in alto le braccia.
 Messaggio di speranza proiettato verso il futuro . 

Rosa Randazzo

venerdì 21 febbraio 2014

Il magico mondo dei sogni

Per Cosimo Piovasco di Rondò tutto inizia con il rifiuto di un piatto di lumache e si conclude con l’ultimo salto acrobatico sull’ancora di una mongolfiera da cui si lascia cadere, per scomparire definitivamente nelle acque del mare.
Una vita vissuta sugli alberi, per restare coerente con se stesso e per evitare le sabbie mobili delle convenzioni sociali.
Cosimo rompe con il conformismo aristocratico e si aggrappa alle ali della fantasia alla ricerca della propria identità, saltando come una scimmia da un albero all’altro, proiettato verso la conquista dell’essere.
Sugli alberi il barone impara a vivere: caccia, pota, legge e conosce Viola, un grande amore, che però non riesce a trattenere nel suo mondo fantastico, dove la natura prevale sull’artificio.
Sotto gli occhi di Cosimo sfilano grandi eventi storici: il secolo dei lumi, l’età napoleonica e la Restaurazione.
A narrare le avventure del barone è il fratello minore Biagio, che fa da anello di congiunzione tra gli alberi e la terra, dove Cosimo non metterà più piede.
Il barone rampante di Italo Calvino è un romanzo originale, che procede lungo il filo del sorriso ironico dell’autore, che porta per mano il lettore nel magico mondo dei sogni.


Gaetano Bencivinni

mercoledì 19 febbraio 2014

Il sorriso di Giovanni Drogo

Il giovane ufficiale Giovanni Drogo, protagonista del romanzo Il deserto dei Tartari dello scrittore italiano Dino Buzzati, si reca nella fortezza Bastiani, un presidio di frontiera, con l’intenzione di prestarvi il servizio militare per un periodo di tempo ragionevolmente breve. Non sarà così. La permanenza durerà sino a quando Drogo, vecchio e malato, sarà congedato.
L’incanto narcotizzante della fortezza, l’illusoria attesa di eventi bellici esaltanti, la rottura delle relazioni sociali con la città segnano le tappe dell’immobile fluire del tempo nel grigio perimetro del presidio, dove la vita scorre ripetitiva e monotona.
Quando si presenta l’occasione del conflitto bellico, è troppo tardi per Drogo, che finisce la sua vita in solitudine in una locanda, dove accoglie la morte con l’amaro sorriso di chi sa di aver sprecato la propria esistenza.
Una vita sprecata in attesa di atti eroici, che non saranno mai compiuti.
Un romanzo che fa riflettere sul senso della vita, sulla sua irripetibilità e sulla necessità di coltivare amicizie, relazioni sociali e amore, se si vuole davvero rendere unica ed eccezionale la propria esistenza.


Gaetano Bencivinni

lunedì 17 febbraio 2014

L'isola di Arturo é Procida

L'isola di Arturo e' Procida.Splendida isola descritta da Elsa Morante con dovizia di particolari,con scorci di meravigliosi paesaggi che aprono il cuore.
Arturo, il ragazzo dal nome di una stella , vive spensieratamente in questo luogo incantato, pago di sogni fantastici. 
E 'libero Arturo.Vive senza regole, senza restrizioni, senza apparenti privazioni.Vive di sogni e di letture che narrano storie di grandi eroi. Sogna un giorno di diventare come Alessandro Magno.
Ma in questa sua vita fantastica manca l'amore.L'amore non come stato interiore, di cui il suo cuore e' pieno,ma come manifestazione esterna,come gesti di vita quotidiana.Gli unici baci dati e ricevuti sono quelli di Immacolatella, il suo cane.Non ha avuto i baci di sua madre- morta nel metterlo al mondo- e nemmeno di sua padre in cui, cio' nonostante, riconosce addirittura " l'incarnazione della perfezione umana"..E proprio per un bacio dato -alla sua matrigna - che Arturo conosce l'abbandono, la nostalgia e il rimpianto per la Sua isola.
" Neppure un qualsiasi passero, o una minima formica,o un  infimo pesciolino del mare, si lagnera' di questa ingiustizia : che l'estate sia tornata sull'isola  senza Arturo ! ".

Linda Madrigrano