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venerdì 2 gennaio 2015

Il sogno degli intellettuali

C’è una illusione che alberga nella mente degli intellettuali: la possibilità di fuggire dal mondo reale e di rifugiarsi nel castello dorato del sapere. L’ambizione è quella di interpretare le cose del mondo, guardandole con distacco e con la convinzione che la Verità, il Bene, il Bello siano custoditi nei libri, e nelle biblioteche.
Il romanzo Stoner dello scrittore americano John Edward Williams si muove in questo orizzonte culturale. Il protagonista William Stoner è un sognatore, un Don Chisciotte, un brillante insegnante della Columbia University, divenuto un mito per gli studenti.
La sua attività di studioso di letteratura inglese lo spinge verso il sentiero della conoscenza e lo rende sempre più distante dai reali problemi del mondo.
La sua vita è segnata da una serie di fallimenti, che evidenziano l’impossibilità dell’intellettuale di prescindere totalmente da quanto avviene nel mondo circostante.
Non partecipa al primo conflitto mondiale come fanno i due amici, che insegnano insieme a lui nella Columbia University. David Masters si arruola e muore in Francia. Gordon Finch ritorna con il grado di Capitano e riprende la carriera universitaria con successo sino a diventare decano della Columbia.
Negativa anche l’esperienza matrimoniale di Stoner, che vive con la moglie Edith un rapporto senza amore, scialbo, abitudinario e noioso. Neanche con la figlia Grace Stoner riesce a mantenere un ottimo rapporto, soprattutto per la pesante interferenza negativa esercitata da Edith.
Unica fase esaltante della sua vita è la storia d’amore con la brillante allieva Katherine Driscoll. Relazione che però si interrompe bruscamente a causa della ritorsione che il potente collega Lomax si accingeva a mettere in atto contro la Driscoll, che preferirà lasciare l’università per non compromettere la carriera di Stoner.
Anche nella sua attività accademica Stoner subisce un clamoroso fallimento, proprio in conflitto con Lomax, che non gli perdona di aver maltrattato il suo pupillo Charles Walker, uno studente storpio così come lo è lo stesso Lomax.
Lo scrittore americano ha il merito di descrivere in modo efficace il dramma di un intellettuale, debole con il mondo reale e forte nel mondo accademico.
L’autore pone all’attenzione del lettore la questione cruciale, legata al rapporto tra gli intellettuali e il mondo.
L’intellettuale non può limitarsi ad interpretare le cose del mondo, illudendosi di poterne fare a meno.
La questione vera è che le conoscenze acquisite con i libri e nelle biblioteche in tanto hanno senso in quanto servono a fornire spiegazioni sempre più efficaci della realtà circostante.


Gaetano Bencivinni 

domenica 28 dicembre 2014

Tormenti d’amore

L’amore è il sentimento che anima la trama del romanzo poliziesco I bastardi di Pizzofalcone dello scrittore Maurizio De Giovanni.
L’assassino uccide Cecilia De Santis per amore. Il notaio Arturo Festa, novello Casanova, finisce nel mirino della polizia insieme all’amante Iolanda Russo.
Tormenti d’amore anche per i membri del commissariato di Pizzofalcone. Il commissario Gigi Palma, divorziato da tre anni, ha vissuto il matrimonio come una prigione. Il vicecommissario Giorgio Pisanelli parla con la foto della moglie, morta di cancro. Il vice sovrintendente Ottavia Calabrese subisce il fascino di Palma, non ama più il marito Gaetano, avverte la famiglia come un peso, stressata da un figlio down. L’agente assistente Alessandra Di Nardo, con tendenze lesbiche, ha un rapporto difficile con il padre, un Generale a riposo, eccentrico e prepotente, che le rende insopportabile la vita in famiglia. L’agente capo Francesco Romano, un tipo irascibile e manesco, picchia la moglie, che decide di abbandonarlo definitivamente. L’ispettore di polizia Giuseppe Lojacono, separato dalla moglie, è conteso da Letizia, proprietaria della Taverna, e dal magistrato Laura Piras, che segue le indagini sull’assassinio.
L’assistente scelto Marco Aragona, sensibile al fascino femminile, si atteggia ad attore cinematografico e guida l’auto come un forsennato.
Il romanzo ha il merito di trattare le vicende attraverso un duplice piano: la sfera privata dei personaggi e l’impegno comune, orientato verso il conseguimento dell’obiettivo di ricostruire la credibilità e il prestigio del commissariato, a rischio chiusura, in seguito al comportamento illecito di poliziotti infedeli e collusi, rimossi dall’incarico e sostituiti dai protagonisti del romanzo.
Tutto finisce bene. Lojacono ed Aragona scoprono il colpevole. Il commissariato riacquista credibilità e viene mantenuto.
Il romanzo ha il fascino del giallo, descrive con efficacia specifiche situazioni sociali, indaga abilmente comportamenti soggettivi, offre al lettore importanti spunti di riflessione sulla complessità dell’esistenza umana.


Gaetano Bencivinni

venerdì 26 dicembre 2014

Il miele della follia

Senza il miele della follia la vita è insipida, noiosa, uggiosa. Con un pizzico di follia la commedia umana si rianima e mette in scena personaggi affascinanti ed interessanti: l’illusione, la finzione, le passioni, i sentimenti, il piacere.
Il gioco della follia trasmette entusiasmo e fascino all’esistenza umana.
Il libretto satirico Elogio della follia di Erasmo da Rotterdam, pubblicato in epoca rinascimentale, ha il merito di puntare l’attenzione sull’importanza del  “naturale” , che deve rappresentare la bussola per chi non intende naufragare nella fredda ragnatela dell’artificio e della razionalità.
Erasmo punta il dito contro l’ipocrisia, il conformismo, le pretese intellettualistiche di sapienti, filosofi, teologi, che rimangono prigionieri del perbenismo, del conformismo, delle convenzioni senza mai riuscire a cogliere gli aspetti belli e piacevoli dell’esistenza umana.
Un messaggio attuale se si tiene conto che nel mondo contemporaneo l’artificiale ha esautorato il naturale, che i rapporti interpersonali tendono a divenire virtuali e che le tecnologie sofisticate hanno invaso gli angoli nascosti della vita di ciascuno.
Recuperare il rispetto della Natura, principale fonte del piacere, significa contrapporsi alla logica del dominio sulla Natura, che la Scienza porta avanti con inesorabile rigore, guidata dalla bussola della razionalità.
Un libretto affascinante, divertente, che va riletto con particolare attenzione, sapendo che il superfluo, la creatività, la capacità di stupirsi sono il sale della vita.
Il tema della follia è particolarmente presente nella produzione letteraria mondiale. Qualche esempio importante: Orlando furioso di Ludovico Ariosto, Don Chisciotte di Miguel de Cervantes, Amleto di William Shakespeare, Reparto n. 6 di Anton Checov, Uno nessuno e centomila di Luigi Pirandello.

Gaetano Bencivinni

martedì 23 dicembre 2014

Caffè letterario. Letteratura e Arte

Un pubblico attento nella sala del Centro sociale anziani di Cetraro ha seguito con interesse l’esposizione di Carlo Andreoli sul tema della natività del Signore nell’Arte italiana.
Da Giotto al Beato Angelico, dal Mantegna al Botticelli, da Raffaello a Tiziano sino al Caravaggio, Carlo Andreoli ha ripercorso e ha illustrato i dipinti dei principali pittori dell’Arte medioevale ed umanistico – rinascimentale, sottolineando gli aspetti esaltanti di quella fase culturale, che ha consentito alla civiltà italiana di acquisire un prestigio mondiale.
Andreoli ha evidenziato i collegamenti tra Letteratura ed Arte con riferimenti precisi ad autori come Dante Alighieri ed Angelo Poliziano.
La terza serata del Caffè letterario, introdotta dal vicepresidente Mario Novello e moderata da Maria Castellani, ha avuto il merito di saldare in modo virtuoso ed efficace la riflessione sulla Letteratura con il prossimo evento natalizio.
Si è conclusa così la terza edizione del Caffè letterario, che anche quest’anno ha confermato l’alto livello culturale raggiunto da questo evento.

Il presidente Mario Antonuccio ha espresso gratitudine ed apprezzamento per Gaetano Bencivinni, animatore del Caffè letterario, ha elogiato la brillante esposizione di Carlo Andreoli e ha colto l’occasione per sottolineare anche la valenza di tante altre iniziative a forte impatto sociale, organizzate da Carmen Antonuccio, come Il mercatino della solidarietà e Il corso di taglio e cucito,che ha registrato una altissima partecipazione.

domenica 21 dicembre 2014

La scheggia nelle carni

Un peccato non espiato, una colpa che rode come un tarlo, un atto di vigliaccheria che pesa come un macigno sulla coscienza di Amir, protagonista del romanzo Il cacciatore di aquiloni di Khaled Hosseini.
Accovacciato dietro un muro d’argilla mezzo diroccato, Amir sbircia di nascosto il vicolo deserto lungo il torrente ghiacciato dove il piccolo amico Hassan viene stuprato dall’arrogante ragazzotto Assef, che lo punisce così per essersi rifiutato di consegnargli l’aquilone azzurro, vessillo del vincitore, che Hassan ha ritrovato per consegnarlo all’amico Amir, vincitore della gara degli aquiloni, tenutasi a Kabul.
Amir non interviene in difesa di Hassan e comportandosi da vigliacco, scappa via e finge di ignorare di aver assistito a quanto è avvenuto.
Il passato si aggrappa con i suoi artigli al presente e condiziona l’esistenza di Amir che, divenuto uno scrittore in California, ritorna dopo 26 anni in Afghanistan per espiare il suo peccato. Lì tra mille vicende ritrova il piccolo Sorhab, figlio  di hassan, assassinato dai Talebani. Lo adotta e lo porta con sé a San Francisco.
Il romanzo, ambientato in Afghanistan, Pakistan e California tra il 1975 e il 2002, è pervaso dal senso di colpa del protagonista, che attraversa tutta la narrazione e ripropone la questione del rapporto tra passato e presente, tra infanzia e maturità.
Il tema del peccato non espiato, della colpa commessa che perseguita per l’intera esistenza, è già presente in numerose opere letterarie. Basti pensare al romanzo Lord Jim di Joseph Conrad. Anche in questo caso la trama del romanzo è alimentata da quel “salto maledetto”, da quell’atto di vigliaccheria che Lord Jim compie, saltando in una scialuppa, mentre la sua nave affonda con tutti i passeggeri.
Il tarlo della colpa attraversa anche Efix,  il protagonista del romanzo di Grazia Deledda Canne al vento.
Insomma, generalizzando, si può dire che la maledizione di Caino rode la coscienza dell’umanità, che porta dentro di sé la colpa come una “ scheggia nelle carni”, per usare una espressione cara al filosofo Soren Kierkegaard.


Gaetano Bencivinni

martedì 16 dicembre 2014

Caffè letterario. La Storia di Elsa Morante

La storia è una successione di guerre, di massacri, di dolori. L’unica prospettiva è la catastrofe. Neanche la tragica e disumana esperienza dei campi di sterminio è servita ad indurre l’umanità a correggere gli errori commessi.
Razzismo, prevaricazioni, misfatti continuano a caratterizzare lo sviluppo storico che ha come unico sbocco la sconfitta della razionalità.
Di questo si è discusso il 15 dicembre scorso nella sede del Centro sociale anziani nell’ambito della Terza edizione del Caffè letterario, coordinato da Gaetano Bencivinni.
Al centro della discussione La Storia di Elsa Morante, che ha fornito spunti di riflessione e momenti di approfondimento particolarmente vivaci ed interessanti.
La serata, introdotta dal vicepresidente Mario Novello, è stata moderata da Maria Castellani, che ha ripercorso le principali tappe della critica letteraria sul romanzo della scrittrice, puntando i riflettori sulla complessità delle tematiche e sulle contraddizioni che attraversano la narrazione di Elsa Morante.
Linda Madrigrano si è soffermata sulla figura della protagonista femminile Ida Ramundo, sottolineando le varie sfaccettature della personalità di Iduzza, vissuta in un contesto storico particolarmente doloroso, caratterizzato dalla guerra, dalla fame e da tanti episodi di violenza, che hanno messo a dura prova i protagonisti del romanzo.
Un libro particolarmente interessante, come ha sottolineato Elisabetta Pelaia, che merita di essere letto attentamente soprattutto perché presenta numerosi elementi di modernità, che meritano di essere discussi ed approfonditi anche  oggi.
Franca Regine si è soffermata sulla gracilità psicologica della protagonista, mettendo in evidenza la vicenda dello stupro, subito da Ida da parte di un soldato tedesco.
Ci sono segnali di speranza, ha detto Rosa Randazzo , che possono essere individuati nella frase evangelica di Luca, che l’autrice ha incluso nella copertina del volume. L’attenzione rivolta ai fanciulli lascia adito alla possibilità che non tutto si concluda con la catastrofe, rimanendo aperta la prospettiva del messaggio evangelico.
Marietta Gallo ha tracciato a grandi linee il percorso letterario di Elsa Morante con riferimenti anche agli altri romanzi pubblicati dall’autrice.
Sul banco degli imputati i poteri forti, considerati responsabili delle tante sciagure che piovono sugli umili, sui poveri e sui derelitti.
La serata è stata conclusa dal presidente Mario Antonuccio, che ha espresso piena soddisfazione per la vivacità del confronto e per l’efficacia del Caffè letterario, divenuto ormai una splendida realtà culturale di Cetraro.