Quotidiano 13 Gennaio 2015
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mercoledì 14 gennaio 2015
lunedì 12 gennaio 2015
Il buio della solitudine
La vita scorre in un cerchio dorato, avvolto dal buio, talora
squarciato dalla fioca fiammella di una candela.
Vecchiaia e solitudine, Arte e follia, sogni e leggende si
intrecciano nel delicato romanzo Di tutte le ricchezze di Stefano Benni, che ha
come protagonista Martin, un vecchio professore in pensione.
A Borgo Cornio, in un clima fiabesco e fortemente simbolico,
Martin vive da solo, parla con il suo grosso cane nero e con gli animali del
bosco, si occupa di poesia giocosa, scrive saggi sul poeta pazzo Domenico
Rispoli detto il Catena, morto in manicomio in circostanze misteriose.
La leggenda di Adele, una bionda fanciulla scomparsa, anche lei in
modo misterioso, nelle gelide acque del lago. La bizzarra vecchia Berenice, che
ascolta le voci del muro e svela i segreti del Borgo al professore. Le poesie
del Catena, l’autoritratto del poeta, la mostra d’Arte e le accese polemiche
con i critici cialtroni. L’interlocuzione immaginaria di Martin con gli animali
del bosco, ricca di riflessioni sul senso della vita e sui problemi del mondo.
L’esplicito richiamo letterario al romanzo di Fedor Dostojevskij
Notti bianche conferisce un fascino speciale alla protagonista femminile
Michelle, attrice e ballerina, che arriva a Borgo Cornio con il compagno Aldo,
mediocre pittore e mercante d’Arte. Prendono in fitto un casolare azzurro in
prossimità dell’abitazione di Martin. Presto però litigano e si separano.
La gradevole gita al lago, il valzer indimenticabile nella festa
del Borgo, i colloqui con delicati sentimenti, con nobile amicizia, con scambio
di segreti. Un casto incontro di due solitudini.
Michelle, come fa Nastenka con l’artista solitario di San
Pietroburgo, regala al vecchio professore lampi di bellezza giovanile, che
accendono in Martin la voglia di apprezzare le scintille delle cose belle, che
illuminano la vita e squarciano il buio della solitudine.
Gaetano Bencivinni
venerdì 9 gennaio 2015
La stanchezza dell’eta’
Sulla
pagina culturale del quotidiano Repubblica di
qualche mese fa leggo un articolo di
Paolo Mauri su Aldo Buzzi , scrittore
lombardo , del quale era uscito il libro “
Lettere sul brodo “, scritto assieme a Mario
Nicolao . “ Una decina d’anni fa ( dice Mauri )
Repubblica chiese ad Aldo Buzzi
di scrivere qualcosa sulla vecchiaia .
La scelta non era casuale : Buzzi
aveva allora 95 anni . Non fu facile convincerlo
, ma poi mando’ un racconto e
una poesia . Il racconto inizia dal barbiere
, che con le forbici in
mano chiede al cliente che cosa si
prova a 95 anni e questi risponde che
, a parte i malanni tutto e’ uguale
a dieci anni prima : la vera caratteristica dell’eta’
e’ la stanchezza , che non passa riposando ,
perche’ anche il riposo stanca . Il racconto
intitolato “ Parliamo d’altro “ confluì in un
piccolo libro con tale titolo ; c’e’
dentro anche la poesia che comincia così :
“ Vedi , questa e’ la goccia / che fa
traboccare il cammello ….” “ Parliamo d’altro
“ potrebbe essere il titolo di
tutta l’opera di Buzzi , ironico maestro
della divagazione , che esordì con un “
Taccuino dell’aiuto regista “ poco dopo la seconda
guerra mondiale . Aveva lavorato nel cinema con
Soldati e Lattuada . Quando compiva gli
anni e gli telefonavi , rispondeva, un
po’ imbronciato, che era stanco e sembrava dire:
-Parliamo d’altro-“Questo e’ il riassunto dell’articolo
di Paolo Mauri . Io trovo qualcosa di
attinente a cio’ che ho riferito su
Aldo Buzzi in alcune riflessioni che Gustave
Flaubert fa nel suo racconto autobiografico “
Memorie di un Pazzo “ ( 1837 - 40
) . Egli scrive : “ Passo giorni pieni
di stanchezza immensa , quando un tedio
profondo m’avvolge come un sudario , e
mi segue dovunque; le sue pieghe m’impacciano e mi
infastidiscono , persino vivere , allora , pesa come
un rimorso . Sono giovane , dunque , e insieme stanco
di tutto , mentre tanti vecchi sono
ancora sì pieni d’entusiasmo !... E io ,
invece deluso e disincantato ! M’attacco allora a
piccole gioie , tutte mie , fatte di ricordi infantili
che , in questo mio isolamento, tornano a riscaldarmi
, ricordi fatti di niente , eventi minimi , un
giorno di pioggia o di sole , un fiore , un
vecchio mobile , che però richiamano altri ricordi
, che affiorano confusi , sbiaditi come le
ombre .
Marietta Gallo
giovedì 8 gennaio 2015
I prigionieri della peste
Mucchi di topi infetti nelle pattumiere di Orano, Prefettura
francese della Costa algerina.
Il morbo pestifero si espande ed avvolge con le sue spire la
città, che chiude le porte per isolare la devastante epidemia. 200 mila abitanti
rimangono così prigionieri del catastrofico flagello.
Nel romanzo La peste, ambientato idealmente intorno al 1940,
l’autore Albert Camus descrive con crudo realismo e con straordinaria efficacia
simbolica le sofferenze della popolazione oranese, dedita agli affari, al
commercio, all’accumulo di denaro. Una città moderna, popolosa, ciarliera,
insipida, abitudinaria, senza anima.
L’angelo della peste con la sua lancia rossa punta le case su cui
si abbatte inesorabile la morte. Nel gorgo della peste accade di tutto.
Incredulità, paura, disperazione, rassegnazione, slanci solidali, atti di
sciacallaggio.
C’è chi considera la peste un castigo collettivo, una punizione
divina per i malvagi. C’è chi mette a repentaglio la propria vita e si fa
partecipe del dolore degli altri. C’è chi gioisce e considera la peste una
ghiotta occasione per lucrare e per sottrarsi alle inchieste della polizia.
La peste, simbolo del male, richiama i conflitti mondiali, i campi
di sterminio, i massacri, i crimini e gli atti di violenza del Novecento.
L’espediente letterario, di cui si avvale lo scrittore, è il
ricorso al narratore che, come un cronista, racconta gli avvenimenti della
peste, di cui è testimone diretto, avvalendosi di appunti e taccuini. Solo alla fine della narrazione si scopre che il
narratore è il dottor Bernard Rieux, protagonista del romanzo.
Il messaggio che lo scrittore trasmette è che il male è quasi
sempre prodotto dall’ignoranza degli uomini, che spesso smarriscono la strada
maestra dell’amore e della pace.
Il male, radicato nel cuore dell’umanità, è sempre lì in agguato,
pronto a colpire con i suoi strali avvelenati.
Il tema della peste si ritrova in tante opere letterarie. Si pensi
al De rerum natura di Lucrezio, al Decameron di Giovanni Boccaccio, a I promessi
sposi di Alessandro Manzoni, a L’opera al nero di Marguerite Yourcenar.
Gaetano Bencivinni
mercoledì 7 gennaio 2015
I giorni dell'eternità di Ken Follett
Per chi non è più nella verde età questo libro
rappresenta un ritorno alle speranze ed ai sogni coltivati mentre per chi è
giovane è l'occasione di conoscere da vicino gli anni sessanta, settanta ed
ottanta. Il romanzo si snoda nei palazzi del potere ai tempi della guerra
fredda con personaggi storici e non. La prima impressione è constatare che solo
cinquanta anni separano la segregazione razziale in America dall'elezione di un
Presidente di colore. Leggendo si incontrano Kennedy e Kruscev, si ha la possibilità
di sapere della crisi cubana e dei rapporti di Castro con le due potenze
mondiali, si ha l'impressione quasi di vedere costruire il Muro di Berlino, di
conoscere le sofferenze di tanta gente. L'autore racconta ancora
dell'assassinio di Kennedy prima e di quello di Martin Luther King subito dopo
e della vita privata di tanti personaggi sia pubblici che privati e della
nascita di gruppi musicali che hanno reso quegli anni indimenticabili anche per
la musica. E' il romanzo di tanti ex giovani ma scritto per i giovani e si
conclude con il crollo del Muro in Germania e la fine della guerra fredda con
tutte le conseguenze che ancora oggi subiamo anche nella quotidianità.
Elisabetta Pelaia
lunedì 5 gennaio 2015
Il pranzo della solidarietà
Provengono dal Niger, dal Ghana e dal Ciad gli immigrati che hanno partecipato al pranzo della solidarietà, organizzato il 4 gennaio scorso dal Centro sociale anziani nell’ambito del programma delle iniziative, che il Centro intende portare avanti nel corso del 2015 con la finalità di contribuire alla crescita della comunità solidale locale.
Di pace e di solidarietà ha parlato il parroco don Loris nella
preghiera, che ha dato il via al pranzo. Don Loris ha sottolineato l’impegno
notevole del vescovo don Leonardo Bonanno, rivolto a Cetraro, che potrà a breve
disporre di una chiesa grande ed accogliente, grazie al cospicuo finanziamento
messo a disposizione dalla Cei.
Il presidente Mario Antonuccio, i vice presidenti Mario Novello e
Fausto Gallo, il segretario tesoriere Osvaldo Tarsitano e il gruppo dirigente
del Centro si sono particolarmente prodigati per la buona riuscita dell’iniziativa
e per creare condizioni ottimali ai giovani immigrati, ben lieti di raccontare
le drammatiche vicende, che li hanno indotti a lasciare i loro Paesi, per
chiedere asilo politico in Italia.
Il fenomeno dell’immigrazione costituisce una emergenza che richiede
risposte adeguate dall’Unione europea, chiamata a svolgere un ruolo decisivo al
fine di favorire la cultura dell’accoglienza e dell’inclusione.
Il Blog del Centro si è già occupato del tema dell’immigrazione,
segnalando 3 romanzi: Nel mare ci sono i coccodrilli di Fabio Geda, Divorzio
all’islamica a Viale Marconi di Amara Lakhous e Il cacciatore di aquiloni di Khaled
Hosseini.
venerdì 2 gennaio 2015
Il sogno degli intellettuali
C’è una illusione che alberga nella mente degli intellettuali: la
possibilità di fuggire dal mondo reale e di rifugiarsi nel castello dorato del
sapere. L’ambizione è quella di interpretare le cose del mondo, guardandole con
distacco e con la convinzione che la Verità, il Bene, il Bello siano custoditi
nei libri, e nelle biblioteche.
Il romanzo Stoner dello scrittore americano John Edward Williams
si muove in questo orizzonte culturale. Il protagonista William Stoner è un
sognatore, un Don Chisciotte, un brillante insegnante della Columbia
University, divenuto un mito per gli studenti.
La sua attività di studioso di letteratura inglese lo spinge verso
il sentiero della conoscenza e lo rende sempre più distante dai reali problemi
del mondo.
La sua vita è segnata da una serie di fallimenti, che evidenziano
l’impossibilità dell’intellettuale di prescindere totalmente da quanto avviene
nel mondo circostante.
Non partecipa al primo conflitto mondiale come fanno i due amici,
che insegnano insieme a lui nella Columbia University. David Masters si arruola
e muore in Francia. Gordon Finch ritorna con il grado di Capitano e riprende la
carriera universitaria con successo sino a diventare decano della Columbia.
Negativa anche l’esperienza matrimoniale di Stoner, che vive con
la moglie Edith un rapporto senza amore, scialbo, abitudinario e noioso.
Neanche con la figlia Grace Stoner riesce a mantenere un ottimo rapporto,
soprattutto per la pesante interferenza negativa esercitata da Edith.
Unica fase esaltante della sua vita è la storia d’amore con la
brillante allieva Katherine Driscoll. Relazione che però si interrompe
bruscamente a causa della ritorsione che il potente collega Lomax si accingeva
a mettere in atto contro la Driscoll, che preferirà lasciare l’università per
non compromettere la carriera di Stoner.
Anche nella sua attività accademica Stoner subisce un clamoroso
fallimento, proprio in conflitto con Lomax, che non gli perdona di aver
maltrattato il suo pupillo Charles Walker, uno studente storpio così come lo è
lo stesso Lomax.
Lo scrittore americano ha il merito di descrivere in modo efficace
il dramma di un intellettuale, debole con il mondo reale e forte nel mondo
accademico.
L’autore pone all’attenzione del lettore la questione cruciale,
legata al rapporto tra gli intellettuali e il mondo.
L’intellettuale non può limitarsi ad interpretare le cose del
mondo, illudendosi di poterne fare a meno.
La questione vera è che le conoscenze acquisite con i libri e
nelle biblioteche in tanto hanno senso in quanto servono a fornire spiegazioni
sempre più efficaci della realtà circostante.
Gaetano Bencivinni
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