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martedì 21 luglio 2015
In via di pubblicazione Il canto delle sirene
In via di pubblicazione il nuovo volume di Gaetano Bencivinni, in vista della IV edizione del Caffè Letterario che si terrà tra novembre e dicembre di quest'anno al Centro sociale anziani di Cetraro.
Il volume è dedicato alla memoria di Bruno Picarelli e Luigi Leporini.
lunedì 20 luglio 2015
La parola salva la vita
Finisce nelle acque del Mediterraneo il sogno dell’atleta somala
Samia, protagonista del romanzo Non dirmi che hai paura dello scrittore
Giuseppe Catozzella.
Una storia drammatica, che l’autore racconta in modo coinvolgente
e con un linguaggio realistico ed efficace.
L’espediente letterario, adottato dall’autore, è costituito dalla
narrazione in prima persona della protagonista. Tecnica questa che trasmette al
lettore l’idea che tutto possa chiudersi con un lieto fine. Anche quando Samia
si ritrova nelle acque del Mediterraneo, l’autore sfuma la tragedia immaginando
una mano che trasporta Samia verso la nave italiana e quindi verso la salvezza.
Lampedusa, Roma, Londra, la partecipazione immaginaria alle Olimpiadi di
Londra.
Nel romanzo la realtà supera la fantasia. Tutto si svolge a
Mogadiscio nella prima parte del romanzo, che descrive l’entusiasmo di Samia,
animata dai suoi sogni e dalla sua insopprimibile voglia di libertà, di correre
e di vincere. Si allena in condizioni disperate in un contesto di guerra
continua, nelle strade polverose di Mogadiscio, costretta ad allenarsi col
Burqa e con la minaccia incombente e costante degli integralisti islamici.
Il suo amico fraterno d’infanzia Alì la incoraggia, la sostiene e
le fa persino da allenatore. Il talento di Samia, spesso denutrita, cresciuta
in una condizione di miseria assoluta, le consente tuttavia di vincere tutte le
gare in Somalia e di partecipare persino alle Olimpiadi del 2008 in Cina, dove
arriva ultima nella gara dei 200 metri, anche se ha la grande soddisfazione di
essere vista da 1 miliardo di telespettatori.
L’assassinio del padre da parte dei terroristi, l’adesione di Alì
all’integralismo islamico, la fuga della sorella Odan, che riesce a raggiungere
la Finlandia, le tante difficoltà incontrate in Somalia, che le impediscono di
realizzare il suo sogno di correre e di partecipare alle Olimpiadi di Londra,
la inducono a compiere la coraggiosa scelta del viaggio infernale attraverso il
deserto del Sahara, da Addis Abeba a Khartoum sino a Tripoli.
Nelle mani di perfidi trafficanti, spesso costretta a viaggiare in
condizioni disumane in Jeep e container, vive il dramma del doppio tentativo di
raggiungere Lampedusa: la prima volta il gommone va in avaria dopo tre ore, la
seconda volta l’imbarcazione con trecento profughi a bordo si ferma a qualche
ora da Lampedusa.
Alla vista di una nave italiana Samia compie il folle gesto di
tuffarsi per tentare di raggiungere la nave e con essa la realizzazione dei
suoi sogni.
Il romanzo ha il merito di raccontare una storia vera, ricostruita
con grande maestria ed abilità dall’autore che senza retorica e senza
sentimentalismi, offre al lettore i sentimenti, le passioni, i sogni, la voglia
di libertà di una atleta somala, che è riuscita a superare il viaggio
infernale, che l’ha trasformata in una clandestina e, come dicevano i trafficanti,
persino in un animale da bastonare. In quella drammatica situazione, il suo
spirito guerriero e la voglia di vincere la sua battaglia sono riusciti a mantenerla in vita.
Catozzella riesce con la sua parola e con la sua trasfigurazione
artistica a dare vita ai sogni, ai sentimenti e alle passioni di Samia, che
continua a vivere con noi con i suoi sogni, la sua voglia di libertà, la sua
passione di correre e di vincere.
Gaetano Bencivinni
sabato 18 luglio 2015
giovedì 16 luglio 2015
Il malcapitato
Interrogato dal commissario e dal questore, l’uomo della Volvo,
che si era spontaneamente recato al posto di polizia per testimoniare, viene
trattenuto in carcere in attesa che si faccia chiarezza sull’omicidio del
capostazione di Monterosso.
Un treno fermo a poche
centinaia di metri dalla stazione. Un semaforo che rimane rosso per oltre mezz’ora.
Il capotreno chiede all’uomo della Volvo, che si trova a passare per caso, di
recarsi alla vicina stazione per verificare le ragioni dell’inspiegabile
prolungarsi del semaforo rosso.
L’uomo della Volvo riferisce al presunto capostazione quanto gli
era stato chiesto dal capotreno e riprende la sua corsa verso casa per un’altra
strada. Tutto qui.
Quando finalmente la sua posizione viene definitivamente chiarita,
l’uomo della Volvo esce dal carcere ed incontra padre Cricco, un volto noto. Ha
un attimo di esitazione. Quel volto è quello del presunto capostazione. Dunque
il vero assassino è il prete. Vorrebbe tornare indietro per smascherare padre
Cricco. Ci ripensa e preferisce tacere per non rimettersi nei guai.
Questo episodio fa parte della trama narrativa del romanzo Una
storia semplice di Leonardo Sciascia in cui l’autore manifesta tutta la sua amarezza
per i tanti buchi della Giustizia e per le inadeguatezze dello Stato, che
spesso inducono i cittadini a scegliere la via del disimpegno.
Il quadro che l’autore fornisce sulla funzionalità degli apparati
statali in Sicilia è allarmante: il commissario è coinvolto con le cosche
mafiose, il procuratore della Repubblica è un perfetto idiota, padre Cricco è
un assassino.
Al professor Franzò, alter ego di Sciascia, non rimane che
pronunciare questa amara considerazione: in Sicilia non è la speranza l’ultima
a morire, ma è il morire l’ultima speranza.
Gaetano Bencivinni
domenica 12 luglio 2015
Un magistrato corrotto
Legalità, giustizia, regole processuali, danno sostanziale. Su
questi temi lo scrittore Gianrico Carofiglio costruisce la narrazione del
romanzo La regola dell’equilibrio, che ha come protagonista Pierluigi Larocca,
un magistrato ambizioso, abituato a primeggiare, che elabora una bizzarra
teoria secondo cui la violazione delle regole non si può configurare come reato
se non c’è danno sostanziale.
Divenuto magistrato all’età di ventiquattro anni, Larocca accumula
però progressivamente, nel corso della sua attività di Presidente del Tribunale
del riesame, una rabbia nascosta dovuta al fatto che non accetta che
professionisti mediocri siano riusciti a guadagnare molto di più di quanto
abitualmente guadagna un magistrato. Da qui nasce la sua strana teoria, che lo
spinge ad accettare regali da parte di avvocati mediocri, che aiuta nella
difesa dei clienti da lui ritenuti innocenti.
Larocca rispetta le regole di procedura, non fa nessuna forzatura
illegittima, si limita semplicemente a garantire la corretta formalizzazione
delle procedure e proprio per questo si considera al di fuori di ogni possibile
accusa di corruzione.
Le sue vicende precipitano nel momento in cui il pentito Capodacqua
lo accusa di corruzione e Larocca dà
mandato per la sua difesa al noto avvocato Guido Guerrieri, protagonista dei
romanzi di Carofiglio.
Il romanzo ruota intorno a questa questione cruciale che riguarda
l’amministrazione della giustizia e la correttezza o meno della magistratura.
Larocca, brillante oratore, si fa apprezzare per la sua
straordinaria conoscenza del diritto al punto da essere considerato un vero e
proprio pozzo di scienza. Nel suo mirino finiscono i falsi moralisti, che si
permettono di giudicare e di guardare dall’alto in basso chi, come lui, viola
le regole senza però produrre danno sostanziale ad altri.
La verità è che, nel giro di pochi anni, questa sua bizzarra
teoria gli consente di farsi un conto in Svizzera particolarmente robusto e
tale da soddisfare le sue ambizioni di ricchezza.
Mentire a se stesso significa perdere di vista la verità.
Quando Guerrieri, grazie alla preziosa collaborazione dell’investigatrice
privata Annapaola, scopre le magagne del suo assistito, non esita a rinunciare
al mandato, perché considera immorale contribuire a far assolvere un magistrato
corrotto.
Annapaola, personaggio femminile interessante, richiama Lisbeth
Salander, straordinaria protagonista della trilogia Millennium dello scrittore
svedese Stieg Larsson.
Gaetano Bencivinni
venerdì 10 luglio 2015
La festa di Clarissa
La morte è una sfida. La morte è un tentativo di comunicazione, poiché
gli uomini avvertono l’impossibilità di raggiungere quella mistica meta che
sentono sfuggire. Ciò che è vicino si allontana. L’estasi svanisce e si rimane
soli.
Un giovane si era ucciso. Si era buttato dalla finestra. Aveva fatto
la guerra. Le voci del suo amico, morto nella Grande guerra, risuonano nella
sua mente malata.
Le vicende del folle Septimus e della moglie Lucrezia si intrecciano
con la storia sentimentale di Peter Walsh e di Clarissa Dalloway, protagonisti
del romanzo La signora Dalloway della scrittrice inglese Virginia Woolf.
Amore e morte, conversione e filantropia, ipocrisia e snobismo,
emigrazione e Grande guerra sono gli ingredienti della struttura narrativa del
romanzo, che trasporta il lettore nella società salottiera londinese dove l’aristocratica
Clarissa organizza una grande festa a cui parteciperà persino il primo
ministro.
Clarissa donna amante del successo, immersa nelle apparenze del
trionfo, ha condiviso la sua giovinezza con Peter, ma ha sposato il potente
politico Richard, che le consente di condurre una vita sfarzosa, di dare grandi
feste, di coltivare rapporti con la crema sociale londinese.
Peter, innamorato di Clarissa, emigra deluso in India e lì conduce
una vita originale, ma fallimentare e senza prospettive.
La scrittrice racconta le vicende con un linguaggio colto,
raffinato e ricco di significati simbolici. Un romanzo profondo, che richiede
particolare attenzione e che va letto con grande spirito di meditazione.
La pazzia di Septimus, la frivolezza della società londinese, la
morte e la vita gioiosa si incontrano ed entrano in conflitto. Tutto si ritrova nella festa di Clarissa dove
c’è posto anche per Peter, rientrato dopo circa un ventennio dall’India, che
così ha modo di contemplare la sua Clarissa, di cui è ancora profondamente
innamorato.
Gaetano Bencivinni
sabato 4 luglio 2015
Il sottosuolo sociale
Colori di luoghi selvaggi, dolori di contadini, anneriti dal sole.
Ignoranza e malaria, superstizione e malocchio. Storie di streghe, di folletti,
di briganti.
Il romanzo Cristo si è fermato a Eboli di Carlo Levi trasforma la
Lucania in simbolo del sottosuolo sociale dell’Italia fascista, stretta tra i
conflitti mondiali, svilita dall’emigrazione, alle prese con la questione
meridionale e la riforma agraria.
Lo scrittore piemontese descrive con crudezza e realismo il mondo
contadino, immobile, fuori dalla storia della civiltà, totalmente immerso nel
fatalismo e nella rassegnazione.
Umili, miserabili, vinti ed emarginati finiscono spesso nelle
pagine di grandi scrittori come Manzoni, Hugo, Verga, Levi.
Il sottosuolo sociale è la faccia oscura del progresso, l’inferno
dei viventi, che marciscono nelle stive di barconi, che soffrono nei ghetti
urbani, che subiscono i fulmini della maledizione di Caino.
Sull’ignoranza e sulla miseria, sulle tenebrose caverne del male e
sul sottosuolo sociale lo scrittore francese Victor Hugo scrive pagine
memorabili nel suo monumentale romanzo I miserabili.
Gaetano Bencivinni
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