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mercoledì 17 settembre 2014

Un tuffo nella vita

Quando gli intellettuali hanno la pretesa di spiegare in modo univoco la realtà, si scontrano con la complessità del reale, refrattaria alla teoria dei modelli e vorace di modelli sempre nuovi e sofisticati. Il reale non è razionale, ma è in continua trasformazione e richiede sempre nuovi modelli interpretativi.
Il romanzo di esordio dello scrittore inglese Charles Dickens, Il circolo Pickwick si muove lungo questo filo conduttore, che illumina la non corrispondenza tra la teoria e la pratica, tra le certezze scientifiche e le tante sorprese insite nella realtà.
Il buon Pickwick, fondatore del circolo che porta il suo nome, si pone l’obiettivo di conoscere i caratteri e i costumi della provincia inglese del 1827 ed insieme a tre soci, uno sportivo, un poeta ed un servitore, promuove un viaggio conoscitivo della realtà sociale con la pretesa di applicare ad essa il metodo della sua teoria sui girini.
La narrazione procede in modo umoristico e satirico e talora diventa patetica, quando Pickwick finisce in carcere per debiti.
Il messaggio che viene fuori dal romanzo è che la complessità della vita consente a Pickwick  di rendersi conto della ristretta angolazione del suo punto di vista scientifico, essendo la vita un mare aperto ricco di insidie, di sorprese e di novità nascoste dietro ogni onda.
Lo scrittore inglese, come il vecchio filosofo Eraclito, ripropone l’esigenza di considerare il reale come dinamico ed in continua trasformazione: tutto cambia  e nessuno può bagnarsi due volte nella stessa acqua.


Gaetano Bencivinni

Vendemmia

Stampato Vendemmia il libretto a cura di Gaetano Bencivinni con la realizzazione grafica di DGM Informatica di Daniele Maltese di Cetraro.

lunedì 8 settembre 2014

John Silver e la caccia al tesoro

Fare quattrini a palate e spendere allegramente per tutta la vita.
Con questa bussola ideologica borghese salpa da Bristol intorno alla metà del 1700 una goletta, messa a disposizione da un cavaliere britannico, con a bordo una ciurma composita con bucanieri infiltrati sotto l’abile regia dello spregiudicato John Silver, personaggio ambiguo,  opportunista e senza scrupoli del romanzo L’isola del tesoro di Robert L. Stevenson.
La ciurma, istigata da Silver, si ammutina, allorché la goletta approda in quella maledetta isola in cui il terribile capitano Flint aveva nascosto il suo tesoro, accumulato con sanguinari atti di pirateria.
Il romanzo si fa apprezzare per lo spirito di avventura che lo attraversa. E’ particolarmente interessante tuttavia l’intreccio delle vicende, alimentato dalla forza attrattiva del denaro, che è la vera divinità al cui altare si possono tranquillamente sacrificare valori e principi. Unica regola è mettere le mani sul tesoro anche se bisogna passare attraverso crimini, inganni e tradimenti.
La figura di Silver è da questo punto di vista emblematica e ricorda molto da vicino il galeotto Vautrin del romanzo Papà Goriot di Honorè de Balzac.
Entrambi i personaggi tessono le lodi dell’ambizione personale, della ricerca del successo, dell’accumulazione delle ricchezze su cui costruire la scalata sociale e il quieto vivere.
In Silver come in Vautrin si individuano i tratti distintivi della figura del borghese, che si affaccia prepotentemente nella storia con la forza dirompente della caccia al tesoro, del perseguimento del massimo profitto, della perversa logica dell’avere senza tener conto di regole morali che vanno asservite al cinico obiettivo  di fare quattrini.


Gaetano Bencivinni

giovedì 4 settembre 2014

Pereira come Pinocchio

Un romanzo è un bel romanzo quando  ti tiene legato  e il supporto libro diviene una tua appendice. Lo tieni sul comodino, lo porti in cucina ,quando ti svegli, lo tieni in soggiorno. Pronto a sbirciare, a seguire il filo del raccontare perché la realtà della storia che stai leggendo ti cattura, ti appassiona come e a volte più della vita reale.
Un romanzo è un bel romanzo quando ti porta ad esplorare la realtà della tua esistenza e ti fa capire un po’ di più di come sei e di come stai vivendo e ti conduce alla ricerca della Verità.
Sostiene Pereira di Antonio Tabucchi ha entrambe queste caratteristiche. Come un ruscello in piena, le frasi, i periodi scorrono senza tante interruzioni, come scorrono i tuoi pensieri. Scorrono ma descrivono, raccontano,delineano  con le parole personaggi, ambienti, situazioni, gesti, posizioni, inquadrature come fa il regista di un film.
Siamo a Lisbona, in pieno regime salazariano fatto di insulsaggine, ottusità, violenza. Un piccolo giornalista di un giornale locale con un linguaggio “politicamente corretto” pubblica solo notizie culturali. Non si occupa di politica. Conduce una vita routinaria, fatta di cibi sempre uguali: omelette e limonate. Non ha significative relazioni sociali, interloquisce sono col ritratto della moglie morta. Non ha figli. Ha rimosso sogni , speranze, gioie della giovinezza, quando era universitario a Coimbra.
 Ma ecco che la vita, fatta di passione, bisogni, sogni , irrompe nella sua bigia esistenza nelle vesti di due ragazzi che clandestinamente  lottano contro il regime.
Allora comincia lentamente ad esistere. Esce fuori da se stesso. Un tarlo comincia a roderlo e  buca la botte in cui si era rinchiuso. Ricomincia a vivere. Comincia un percorso di iniziazione alla vita vera. Riprende in mano le fila della sua esistenza. Comincia un percorso di iniziazione che lo farà uomo.
Come Pinocchio da burattino diventa bambino.
 Allora rompe con la routine, trova la forza di opporsi e va, parte.


Rosa Randazzo

mercoledì 27 agosto 2014

Il mistero delle grotte Marabar

Razzismo, colonialismo, scontro di civiltà. Su questi temi lo scrittore inglese Edward Morgan Foster costruisce il romanzo Passaggio in India, ambientato nei primi anni del Novecento in una cittadina indiana e nelle grotte Marabar.
I protagonisti maschili, il  giovane medico indiano Aziz e l’amico inglese Fielding, raffigurano il complesso contrasto di civiltà tra il mondo britannico e il guazzabuglio tribale indiano, fatto di incomprensioni, pregiudizi razziali, sfiducia e sospetti. Insomma, due mondi inconciliabili.
La vicenda narrativa ruota intorno ad un inquietante episodio, che si sarebbe verificato in una grotta in occasione di una gita guidata dal medico indiano. La protagonista femminile Adela Quested, probabilmente vittima di una allucinazione, provocata dall’eco misteriosa della grotta, trascina in giudizio Aziz, accusato ingiustamente di averle mancato di rispetto.
Adela si era recata in India per sposare il magistrato inglese della città, membro autorevole della burocrazia britannica.
Il processo assume una valenza politica rilevante e si trasforma in un vero e proprio scontro di civiltà, alimentato dall’odio razziale e da pesanti pregiudizi.  Adela ritratta l’accusa, ma perde la stima e l’appoggio della burocrazia britannica senza recuperare la simpatia del popolo indiano e dello stesso Aziz, assolto, che le sarà ostile.
L’intera narrazione è dominata da una figura femminile, la vecchia signora Moore, madre del magistrato, che si rifiuterà di testimoniare contro Aziz, considerandolo assolutamente innocente e preferisce rientrare precipitosamente in Inghilterra, morendo però nel viaggio di ritorno.
L’allucinazione, di cui è stata vittime Adela, si avverte in tutte le pagine della narrazione e conferisce al romanzo un fascino misterioso, legato alle grotte Marabar, che simbolicamente rappresentano il mondo indiano, impenetrabile ed oscuro per gli occidentali, profondamente diversi  dalla civiltà indiana, considerata inadeguata ed inferiore.
Un romanzo particolarmente attuale non solo per le tematiche che affronta, ma soprattutto per l’efficace descrizione di abitudini, luoghi, comportamenti e personaggi.


Gaetano Bencivinni

domenica 24 agosto 2014

Vautrin e gli onorati cialtroni borghesi

Non c’è ricchezza accumulata che non abbia alla sua origine un crimine dimenticato, perché eseguito a regola d’arte. Denaro e potere si sposano con corruzione, intrighi, sotterfugi ed operazioni squallide. Se si vogliono occupare i vertici della scala sociale ad ogni costo, bisogna essere spregiudicati, occorre procedere senza scrupoli ed essere in grado di ingannare per non essere ingannati e, se è il caso, bisogna saper uccidere per non essere uccisi.
E’ questo il vademecum che il perfido Vautrin, personaggio chiave del romanzo Papà Goriot di Honerè de Balzac, consegna al giovane ingenuo aristocratico di provincia Rassignac, attratto dal lusso e dal fascino del mondo aristocratico parigino del 1819 in cui è ambientata l’opera dello scrittore francese.
Papà Goriot, ricchissimo pastaio, morbosamente legato alle due figlie Anastasie e Delphine , consegna tutto il suo patrimonio ad entrambe, per consentire loro di occupare un posto privilegiato nell’aristocrazia nobiliare, illudendosi così di  conquistare per le figlie la felicità.
L’ambizione sfrenata dei due generi, un conte ed un banchiere, spingerà Goriot a svenarsi  per pagare debiti e cambiali delle figlie, viziate e immerse nel lusso e nelle frivolezze salottiere della Parigi dell’epoca.
Goriot morirà dunque in miseria e senza il conforto delle figlie, che trascorrono il loro tempo tra salotti, balli e ricevimenti di gran gala.
Non c’è spazio per sentimenti nella società parigina in cui l’aristocrazia va in declino, travolta dalla corruzione e dallo sfarzo esasperato, mentre la nuova borghesia, animata dalla ricerca del successo, dall’accumulazione del denaro e dalla immagine pubblica, si afferma progressivamente in modo spregiudicato e senza scrupoli.
Il giovane Rassignac, dopo aver vissuto la tragica vicenda di papà Goriot, dopo aver conosciuto le varie sfaccettature della vita mondana parigina, si getta a capo fitto nella sfida con questo mondo con la consapevolezza che, per emergere,  bisogna procedere così come aveva indicato il galeotto Vautrin.
Un romanzo particolarmente attuale, che descrive i tratti salienti dell’ideologia borghese, che si basa sulla ricerca spregiudicata del successo e sulla accumulazione della ricchezza, considerata l’unica virtù da seguire e valorizzare.
Honorè de Balzac, rivoluzionario in letteratura e reazionario in politica, ha il merito di descrivere in modo brillante e lungimirante i limiti dell’aristocrazia e i tratti distintivi della borghesia emergente, che imporrà le sue regole nel mondo contemporaneo.


Gaetano Bencivinni

venerdì 22 agosto 2014

Il nichilismo di Bazarov

Un buon chimico è venti volte più utile di un qualsiasi poeta. L’arte non serve a nulla. Raffaello non vale neanche un centesimo. A leggere Puskin si perde solo tempo. L’amore è un sentimento fittizio. Contemplare il paesaggio è semplicemente una sdolcinata romanticheria. La natura non è un tempio, ma  un’officina in cui l’uomo fa l’operaio. Non ci sono valori e principi. Tutto va negato e contestato.
Così pensa il nichilista Bazarov nel romanzo Padri e figli dello scrittore russo Ivan Turgenev.
Il nichilismo filosofico costituisce l’ideologia intorno a cui ruotano le vicende della narrazione, che vedono protagonisti il naturalista e medico Bazarov e il giovane aristocratico Arkadij, suo discepolo ed ammiratore.
La storia di Bazarov segna le tappe delle contraddizioni del nichilismo, che pur risultando teoricamente corretto, non è concretamente praticabile.
Antiaristocratico, rivoluzionario, radicale oppositore dell’ordine costituito, Bazarov nega principi e valori e considera vuote sciocchezze l’aristocrazia il liberalismo, il progresso e tutte le fandonie parolaie che imbrigliano le menti della gente.
Il romanzo è ambientato nella Russia contadina e feudale del 1859 in un contesto sociale caratterizzato dal declino dell’aristocrazia e dai mugugni del ceto contadino insofferente rispetto all’ordine sociale dominante.
L’arido scienziato Bazarov però, nonostante le sue convinzioni nichiliste, si innamora dell’affascinante aristocratica Anna Sergeevna e subisce l’attrazione dell’ingenua ed amabile Fenecka.
In fin di vita si aggrappa disperatamente all’unica cosa bella della sua vita, costituita appunto dall’amore di Anna, che non è sbocciato per il suo orgoglio, per il suo solipsismo ecologico, per la sua incapacità di dare spazio al sentimento dell’amore, considerato una manifestazione di effeminatezza.
Il messaggio dell’autore, che affronta il classico problema del rapporto tra le generazioni, è che tra il vecchio e il nuovo bisogna trovare il giusto equilibrio come farà appunto l’amico Arkadij, che troverà l’amore e la serenità, sposando Caterina Sergeevna, sorella di Anna.


Gaetano Bencivinni