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lunedì 24 marzo 2014

I Misteri di Parigi ed i Misteri di New York


Raccontare la storia con le storie. Questo il punto di vista di Augias per descrivere le città più famose delineando una geografia ed una rappresentazione dei luoghi che non ha niente di turistico ma che affascina ed interessa più di qualsiasi cartolina.
Forse perchè più vicina a noi e più conosciuta risulta particolarmente interessante la descrizione delle vie e degli angoli di Parigi da cui prende spunto lo scrittore per raccontare le vicende ed i personaggi della storia e dell'arte che vi hanno abitato.
Altrettanto interessante ma per motivi diversi viene rappresentata New York.
Questa ultima città viene spesso descritta con poca memoria storica perchè i suoi abitanti demoliscono l'esistente per creare nuove strutture e nuove case dimenticando tuttavia che la sua origine ha ben pochi anni se raffrontata con Parigi o con altre città europee e che anche nelle città storicamente datate spesso si è distrutto per costruire altro. 
Parigi e New York possono essere definite il simbolo di due culture e di due mondi non contrapposti ma complementari alla crescita della cultura dell'uomo e leggere i due libri offre una conoscenza di luoghi e di persone attraverso una scrittura molto piacevole e ricca di annedoti

Elisabetta Pelaia

venerdì 21 marzo 2014

La regina scalza di Ildefonso Falcone

E' una lettura piacevole con in più due temi importanti e cioè lo sfondo storico della Spagna della seconda metà del Settecento e la rappresentazione del mondo degli zingari con la nascita del Flamenco.
Le protagoniste del romanzo sono una giovanissima zingara e una giovane negra con due storie che ad un certo punto si intrecciano strettamente.
L'importanza del libro tuttavia sta nell'immagine offerta della società feudale spagnola, della Madrid del diciottesimo secolo e del misterioso ed affascinante mondo degli zingari che si apre alla conoscenza forse per la prima volta. Oggi le vicende femminili raccontate appaiono a volte esagerate ed inverosimili e tuttavia con una loro poesia di sentimenti che ci fanno apprezzare l'approfondimento dello scrittore nella descrizione degli stati d'animo delle eroine nelle svariatissime situazioni vissute. La parte più affascinante è la descrizione dei balli gitani da cui avrà origine il Flamenco e molto interessante è l'orgoglio ed il coraggio delle donne gitane dimostrati durante l'assurda ed incomprensibile persecuzione subita dai potenti dell'epoca. 

Elisabetta Pelaia

mercoledì 19 marzo 2014

Zenone l’alchimista

L’opera al nero della scrittrice belga Marguerite Yourcenar è un romanzo storico, che trasporta il lettore nel contesto sociale e culturale compreso tra il 1510 e il 1569. Periodo storico questo caratterizzato dalla Riforma luterana, dalle guerre di religione, dallo scontro di civiltà tra Cristiani e Turchi, che hanno messo a dura prova la stessa sopravvivenza della Chiesa, stretta tra l’espansionismo islamico e gli insoluti contrasti religiosi interni al mondo cristiano con intrighi, massacri, scomuniche e condanne al rogo.
Un’epoca di grandi trasformazioni sociali: applicazione dei telai meccanici alla tessitura, ascesa della borghesia mercantile, di banchieri e di uomini d’affari, rivoluzione copernicana ed ansie di rinnovamento proiettate verso la costruzione di un mondo moderno laico.
Zenone, protagonista del romanzo, è figlio bastardo di Hilzonde, nobildonna di Bruges, e del prelato Alberico dei Numi, di antica stirpe fiorentina, eletto a 30 anni cardinale ed assassinato a Roma nell’ambito dei tanti intrighi dei Borgia e dei Medici nella dissoluta e prepotente curia pontificia.
Hilzonde sposa in seconde nozze l’anabattista Simone Adriansen, uomo già con la barba grigia, ricco mercante di Zelanda che la condurrà a Munster con la speranza di creare la Chiesa in spirito da contrapporre alla tirannica Chiesa romana. Hilzonde perirà nell’assedio di Munster, giustiziata dai Cristiani, che hanno massacrato gli Anabattisti rifugiati in quella città.
Enrico Giusto, ricco banchiere e uomo d’affari, affida il nipote Zenone al canonico Bartolomeo Campanus, per avviarlo agli onori sacri, unica prospettiva di prestigio per un bastardo di origine nobile. Zenone si ferma agli ordini minori ed inizia la sua attività di intellettuale scomodo in giro per l’Europa, prestando i suoi straordinari servigi  di medico, alchimista, filosofo e astrologo alle corti dei potenti d’Europa. Lo troviamo a Parigi, a Montpellier, in Provenza, in Catalogna, ad Algeri e ad Adrianopoli  alla corte del sultano, alle corti reali di Polonia e Svezia, a Lubecca, a Basilea e a Innsbruck.
Le sue opere finiscono subito nel mirino della Chiesa che le bolla come eretiche e pericolose. A Zenone rimane come unica possibilità il ritorno a Bruges con il falso nome di Sebastiano Theus. Lì, ormai dimenticato da tutti, è accolto prima da un vecchio amico medico e dopo dal priore del Convento dei Cordiglieri dove esercita la professione di medico al servizio di straccioni, dopo aver curato per anni i potenti d’Europa. Coinvolto in uno scandalo a sfondo orgiastico  sessuale, compiuto da  monaci con una giovane collegiale, benché totalmente estraneo alla vicenda, subirà un processo ed è costretto a rivelare così la sua vera identità.
L’accusa di eresia e di ateismo si conclude con la condanna al rogo a cui si sottrae, per evitare la sofferenza del fuoco, tagliandosi le vene in prigione e morendo così dissanguato.
A nulla servirà il tentativo del canonico Bartolomeo Campanus di indurlo alla ritrattazione per salvarsi la vita.
Un personaggio di straordinaria modernità, che in nome della scienza e  della libertà di pensiero rinuncia a privilegi e favori e mette il suo talento al servizio della ricerca scientifica, assetato continuamente di conoscenza da conquistare con l’amore per la libertà.

Gaetano Bencivinni

sabato 15 marzo 2014

Il fascino dell’orrore

Spingere lo sguardo nelle intricate foreste africane, dove l’urlo della notte si perde nell’immenso silenzio. Scoprire il volto tenebroso del mostro coloniale, che maciulla le carni di neri selvaggi e le ammassa nella pattumiera del progresso.
Il marinaio Marlowe, straordinario narratore del Tamigi, conduce il lettore di Cuore di tenebra, romanzo dello scrittore anglo polacco Joseph Conrad, nella fitta vegetazione di laggiù, tra villaggi di cannibali e cataste di avorio, accumulate per saziare le brame di famelici uomini d’affari.
Un battello fluviale, riparato a fatica, percorre le acque di un fiume tortuoso ed arranca nella nebbia tra tronchi sommersi e bassi fondali. Una pioggia di strali si abbatte sulla ciurma, che risponde col fuoco alle nere ombre, nascoste nella boscaglia. Una lancia squarcia il fianco del nero timoniere, che stramazza in un pozzo di sangue e chiude così la sua corsa verso Kurtz, seducente oratore, che ammalia i selvaggi ed accumula avorio.
La voce profonda di Kurtz seduce i cannibali, che dedicano macabre danze esaltate alla divinità bianca dal potere illimitato.
Le grandi idee e gli immensi progetti di gloria di Kurtz, già gravemente ammalato, si infrangono all’arrivo del battello, che lo preleva col suo carico di avorio, ammucchiato nella sua stazione di commercio, avamposto strategico di una vorace compagnia inglese.
Non regge lo strappo il formidabile oratore e muore. Il suo corpo è sepolto in una buca di fango.
Orrore è l’ultima parola che Kurtz pronuncia ed essa rimbomba nella mente di Marlowe, che nel Tamigi racconta la storia ad amici, in attesa dell’alta marea.

Gaetano Bencivinni

giovedì 13 marzo 2014

La vergogna

Il processo di Franz Kafka narra la vicenda giudiziaria dell’impiegato di banca Joseph K., a cui un mattino due guardie comunicano che è agli arresti, sia pure a piede libero, in attesa di giudizio per un reato di cui non si saprà nulla. Il lettore sa che doveva essere stato calunniato da qualcuno.
Tutto si svolge in una atmosfera surreale e simbolica con i tratti distintivi di un incubo ossessivo.
Inizialmente K. trascura il processo, convinto com’è di poter chiarire tutto, essendo totalmente innocente. Presto però la sua vicenda giudiziaria, anche per il prestigio dell’imputato, si allarga a macchia d’olio al punto da indurre lo zio a consigliargli di affidare la causa al grande avvocato  Huld.
Nella  casa - studio del dottor  Huld però il processo subisce una imprevista svolta. Lì K. e lo zio incontrano il capoufficio del Tribunale, titolare del suo processo, che si trova lì per caso.
In quella occasione il comportamento di K. è sorprendente. Invece di partecipare alla discussione tra l’avvocato e il capoufficio sul suo caso, preferisce trovare una scusa per uscire dalla stanza e per corteggiare l’infermiera Leni, collaboratrice dell’avvocato.
Un episodio questo che aliena la simpatia del capoufficio, che da quel momento in poi diventa inaccessibile.
I colloqui con l’avvocato e con un suo cliente, il commerciante Block,  imputato da oltre cinque anni, fanno capire a K. che la sua causa segna il passo. Da ciò la necessità per K. di assumere iniziative autonome per occuparsi direttamente del suo processo, che lo coinvolge sempre di più sino a compromettere la sua serenità nell’attività della banca con il risultato che il vicedirettore gli sottrae clienti e il suo prestigio progressivamente va in declino.
La memoria difensiva non viene presentata dall’avvocato, gli atti giudiziari rimangono inaccessibili, le procedure adottate dal Tribunale rimangono segrete.
Per sbloccare questa situazione di stallo, K. accetta il consiglio di un industriale, suo cliente, di recarsi dal pittore Titorelli, uno squallido confidente del Tribunale, che gli fa toccare con mano lo stato di degrado in cui si trova il sistema giudiziario, fatto di funzionari corrotti e di avvocati disposti a tutti i compromessi pur di ottenere il favore dei giudici.
K. decide di revocare il mandato all’avvocato e di preparare personalmente la sua memoria difensiva, che non riuscirà a portare  a compimento.
Un mattino il direttore della banca gli affida il compito di guidare un corrispondente italiano nella visita del duomo della città. Lì il corrispondente non si presenta e K. apprende dal cappellano del carcere che il suo processo è finito male. Il sacerdote gli spiega che la legge è inaccessibile ai profani.
Il romanzo ha una conclusione sorprendente: due gendarmi prelevano K., lo conducono in una cava fuori città e lì eseguono la sentenza di condanna a morte, piantandogli nel cuore un pugnale affilato.
K. muore  come un cane con la rabbia di chi sa che di questa vicenda giudiziaria  sopravvivrà soltanto la vergogna.
IL romanzo punta i riflettori sui guasti della Giustizia e sui perversi ingranaggi che spesso stritolano la verità e la trasformano in menzogna, e trasformano la menzogna in verità.
Un monito per chi giudica sulla base di semplici sospetti.

                                                                                   Gaetano Bencivinni

lunedì 10 marzo 2014

Joseph Knecht e il gioco delle perle

Accetta la sfida dell’allievo Tito di raggiungere a nuoto la riva opposta di un laghetto alpino prima che l’ombra mattutina della rupe si dilegui e naufraga nelle acque gelide, stroncato dal freddo il maestro Joseph Knecht, protagonista del romanzo Il gioco delle perle di vetro dello scrittore tedesco Herman Hesse.
Finisce così, in modo tragico e sorprendente, la leggendaria vita di Joseph, eccellente maestro del gioco delle perle, arte combinatoria di simboli, segni e formule, che si pratica nella provincia immaginaria di Castalia, dove opera una autorità pedagogica, formata da eccezionali specialisti di elevata competenza in varie discipline umanistiche e scientifiche.
Il romanzo ricostruisce la biografia di Knecht e racconta la sua rapida ascesa nelle gerarchie pedagogiche sino a raggiungere il culmine della conoscenza nell’arte del gioco delle perle, di cui diventa autorevole ed indiscusso maestro.
I colloqui con il saggio benedettino Jacobus suscitano nel maestro l’interesse per la storia universale, trascurata dalla Castalia, dedita alla custodia di alte e raffinate conoscenze già acquisite, ma poco attenta ai richiami del mondo e alle sollecitazioni della storia.
Il credo supremo dell’intellettuale è l’aspirazione alla verità e alla libertà. Lo studioso lungimirante si predispone al risveglio, per catturare il segreto magico di ogni nuovo inizio, per interpretare le discontinuità, per cogliere le novità, per muoversi in sintonia con le trasformazioni sociali e storiche.
Ogni sistema culturale, saccente, borioso ed autoreferenziale, si avvia inesorabilmente verso il declino.
Knecht lascia pertanto la Castalia ed accetta la proposta dell’amico di giovinezza Plinio di far da precettore al figlio Tito, giovane focoso e ribelle, viziato e poco disposto al rigore degli studi.
Non è un caso se l’autore affida proprio a Tito, profondamente turbato dal senso di colpa per la tragica scomparsa di Joseph, il compito di operare nel mondo, illuminato dallo splendido esempio del maestro del gioco delle perle.
Un romanzo filosofico complesso, che trasporta il lettore nell’intricato mondo delle conoscenze e nella complicata rete dei rapporti tra cultura e società, tra scienza e storia, tra politica e religione.

Gaetano Bencivinni

venerdì 7 marzo 2014

Il tarlo del sesso e del denaro

Noia, indifferenza, ipocrisia, falsità, sessualità senza amore attraversano la descrizione di una famiglia borghese in rovina, che lo scrittore Alberto Moravia ci propone con il romanzo di esordio Gli indifferenti.
La vicenda si svolge in una villa della vedova Maria Grazia, madre di Carla e di Michele, e nella casa di Leo, affarista senza scrupoli, amante di Maria Grazia e di Carla.
L’indifferenza di Michele e la sua incapacità di agire per evitare la rovina della famiglia, di cui ha piena consapevolezza, accompagnano il narrato tra parole dette e pensieri non detti, tra buoni propositi e fallimenti nel tentativo costante di Michele di appassionarsi alla vita senza mai riuscirvi.
Maria Grazia è una donna vuota, capricciosa e viziata, Carla è una ventiquattrenne annoiata alla ricerca di una nuova vita, per sottrarsi alla morsa del male di vivere che l’avvolge, Michele è un antieroe inetto, sconfitto da se stesso prima che dal mondo.
Il romanzo si conclude con il matrimonio di convenienza tra Carla e Leo e con la sconfitta di Michele, che cede alle lusinghe di Lisa, donna intrigante, curiosa e pettegola, da cui è attratto sessualmente e di cui avverte la falsità dei sentimenti.
Un bisogno inappagato di sincerità è quello di Michele, vittima di una società borghese, corrosa dal tarlo del sesso e del denaro.
Un romanzo psicologico, che indaga le zone profonde dell’animo dei personaggi, che vivono in un mondo borghese malato, privo di ideali e di sentimenti autentici.

Gaetano Bencivinni